“Children of God (Figli di Dio)” di Kareem Mortimer
Tra inferno e paradiso
Articolo di Paola Assom
Secondo un’inchiesta pubblicata su Il Venerdì di Repubblica proprio nei giorni del festival (n. 1152 del 16 aprile 2010), in ben 78 Paesi del mondo l’omosessualità è considerata un reato ed è punita con il carcere e in 7 addirittura con la morte. La giovane repubblica delle Bahamas, indipendente dal 1973 e popolata in maggioranza da neri e mulatti, non risulta avere al momento una legislazione specifica in materia.
In questo paradiso naturale la mentalità vacanziera degli occidentali agiati, sazi e progressisti contrasta con quella locale, maschilista e prevaricatrice. Una mentalità esemplificata nel film dal reverendo Mackey, violento e prepotente per cinico calcolo politico (“Io non odio voi gay – dice a un ragazzo con il quale si intratteneva – ma bisogna dare alla gente qualcosa da odiare: li fa sentire uniti”) e brutale anche verso sua moglie, Lena. Costei è una attivista antigay, che agisce nella presuntuosa e piuttosto ingenua convinzione di interpretare correttamente il pensiero divino in fatto di orientamenti sessuali dell’umanità.
Johnny, studente di pittura, introverso e bianco e alla ricerca della sua ispirazione artistica, giunge a Eleuthera, piccola e stupenda isola dell’arcipelago, il cui nome pare un’ironica provocazione. Significa infatti in greco “Libera”, ma è tutt’altro ciò che il giovane studente vi trova. Infatti dal suo incontro con l’affascinante Romeo, giovane indigeno, sboccia una relazione destinata alla clandestinità più totale, pena l’ostracismo di entrambi dalla comunità. Ma Johnny, nel frattempo guarito dalla sua ritrosia grazie al contatto con la straordinaria natura e anche alle parole di Romeo, fa outing in pubblico durante un sermone antigay di Lena e dimostra, con intelligenza e coraggio, che essere un vero uomo non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale. Il giovane però, nonostante l’appoggio che gli offre un parroco locale, rimane presto isolato e soccombe sotto i colpi mortali di un manipolo di agguerriti “veri” maschi. Il film termina con il simbolico ritorno ai cinque eterni minuti del sogno che Johnny aveva raccontato a Romeo durante un loro incontro.
Il trentenne regista della Bahamas Kareem Mortimer, al suo primo lungometraggio, ha realizzato “Un film che – dice – si ispira ad una fatto realmente accaduto”. È probabilmente questa la ragione dell’apprezzamento che il film ha ottenuto dal pubblico: la tragica verosimiglianza di una storia che – anche al di là del tema omosessuale – parla di amore, di diritti negati, di sacrificio e di coraggiosa lotta per l’emancipazione.
Fonte: NonSoloCinema

All’inizio di novembre si è conclusa a Vicenza la prima edizione del Festival Nazionale del Cortometraggio “È un piccolo passo”, organizzato dall’Assessorato all’Istruzione ed alle Politiche Giovanili e dal Servizio Informagiovani del Comune di Vicenza. La giuria, presieduta da Michele Placido e composta da Tatti Sanguineti, Claudio Sabelli Fioretti, Cristiano Seganfreddo, Massimiano Bucchi, Luca Taddio, ha assegnato il primo premio al corto gay del toscano Giovanni Maccelli “El mueble de las fotos” (Il mobile delle foto), vincitore anche del premio del pubblico.
“El mueble de las fotos” ci racconta come sia difficile normalizzare l’omosessualità anche in una famiglia aperta. Giovanni Maccelli, il regista, è un giovane videomaker, classe 1977, laureato in Teoria e Tecnica del Linguaggio Cinematografico presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha fondato una casa di produzione, Zampanò, e ha diretto dieci cortometraggi, con i quali ha vinto diversi festival italiani e spagnoli.
Fonte: cinemagay

MEMORIE DI STREGHE (Gruppo giovani del DiGayProject)
I ragazzi del DGP incontrano due grandi esponenti storiche della storia del movimento femminista italiano.
Edda Billi e Paola Mastrangeli, entrambe hanno militato negli anni d’oro del movimento al collettivo Pompe Magno di Roma,contribuito e vissuto alla rivoluzione sociale più importante del nostro paese e non solo.
Oggi Edda e Paola sono ancora molto attive, ma soprattutto impiegano molto del loro tempo per raccontare alle nuove generazione cos’è stato il femminismo. A loro piace definirsi dei libri umani, con i quali interagire e ragionare.
L’attuale movimento LGBT ha molte similitudini con quello femminista degli anni 70′ sia per le dinamiche con le quali si muove sia per come è visto dall’esterno.
Il gruppo giovani del Di Gay Project le ha invitate per potersi confrontare …
Grazie a EUSTACHIO79 per il prezioso lavoro di ripresa e di condivisione

Dopo il video brasiliano sul coming out, eccone un altro sullo stesso tema della Israel Gay Youth Organization (IGY). Il video riprende l’idea dell’uscita dall’armadio sottostante all’espressione coming out e la interpreta tra luci, suoni e colori.
Più passa il tempo e più il coming out viene visto come una necessità, sia per se stessi che per gli altri: vivere senza maschere – o, se preferite, fuori dell’armadio – è salutare sia per noi che per la società.

Il trailer di “Due volte genitori”, il documentario realizzato da Claudio Cipelletti sulle reazioni dei genitori al coming out dei figli

Artista: Sigur Ros
Brano: viðrar vel til loftárása
Album: ágætis byrjun
Regista: Celebrator
Direttore della fotografia: Chris Soos
Anno: 2001
In un volo di bambole, sullo sfondo di un cielo metallo e nebbia, si strappa un amore totale, l’amore tra due adolescenti, l’amore tra due ragazzi con tutto in comune, tutto.
Siamo alla poesia. E bastava davvero poco. In termini di mezzi intendo.
Immagini rallentate, tappeto sonoro di archi e pianoforte, la cappa plumbea e vaporosa del paesaggio islandese. Il resto è solo potenza della narrazione, la scelta di desincronizzare il video dall’audio, rallentando tutto, senza scandire il ritmo degli strumenti sull’immagine e sul montaggio, ma con l’innesto lirico di racconto, suoni e inquadrature sulle onde a intermittenza amore/dolore dell’osservatore.
On air. Pain is On Air.
Una storia di omossessualità tra adolescenti, narrata con l’espediente del flashback. L’incastro nel montaggio è uno scambio di sguardi tra quello di un ragazzino, svuotato d’amore e
rivolto al cielo e quello di una bambola, svuotato degli occhi stessi e rivolto alla terra. E’ in questo spazio che separa l’erba verdissima (l’amore) dalle nuvole d’acciaio (le convenzioni sociali) che tutto resta sospeso: galleggia il flusso delle immagini, vibra come un diapason il brano musicale, e la storia, bloccata a mezz’aria, interrompe una parabola di moto uniforme che nel video non termina mai.
Recensione di Fabio Falzone
Fonte: hideout

Divertente cartone animato statunitense usato per l’educazione nelle scuole che spiega come, secondo le fonti piú autorevoli e piú avanzate, l’omosessualitá non si scelga, né si acquisisca, né sia una malattia. E’ semplicemente una caratteristica naturale e innata nella persona.


L’inverno del titolo di questo documentario, pluripremiato nei festival di tutto il mondo, è l’inverno del 2007, quando il governo Prodi dopo mesi di discussioni presenta una proposta di legge per le unioni civili estesa anche alle coppie omosessuali.
Da quel momento, Gustav e Luca, coppia che da anni convive, assistono al crearsi di due schieramenti opposti – pro e contro la proposta – che si fronteggiano con un livello di scontro sempre crescente, fino all’instaurarsi di un clima esasperato che vivono con grande disagio. Decidono quindi di documentare quanto sta accadendo intorno a loro ed in qualche modo su di loro e sulle loro vite, intervistando gente comune, associazioni religiose, politici di destra e di sinistra. Il risultato di questo lavoro è “Improvvisamente l’inverno scorso” di cui i due autori, Gustav Hofer e Luca Ragazzi, parlano in un’intervista a Fahrenheit (Radio3) del 14 ottobre 2009.
Di seguito il trailer del film

Flash mob a Roma organizzato da WE HAVE A DREAM. Gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e queer contro il “Parlamento assassino”.
Centinaia di persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer ed eterosessuali hanno partecipato oggi pomeriggio, a Roma, al primo Flash mob GLBTIQ per manifestare,a seguito della bocciatura della proposta di Legge Concia, contro il “Parlamento assassino”.
Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e Piazza Venezia sono state teatro della mobilitazione della Comunità GLBTQ.
Un lungo fischio ha dato inizio alla forma di protesta.
Dopo questo segnale, appositamente stabilito dagli organizzatori con un giro di e-mail e di sms, le centinaia di persone accorse al flash mob si sono gettate contemporaneamente a terra, mimando la propria morte ed applicando sui propri indumenti “triangoli rosa” e “triangoli neri”.
Simboli con i quali venivano etichettati, dal regime nazifascista, gay e lesbiche imprigionati nei campi di concentramento.Durante l’evento alcuni partecipanti lasciavano traccia della propria morte costituzionale,ricalcando la propria figura distesa a terra con dei gessi colorati.
E’ stato ricordato dal megafono in 4 lingue diverse (italiano, inglese, francese, spagnolo):
“Siamo gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer ed eterosessuali”, “e siamo qui per denunciare i 285 parlamentari della Repubblica italiana che hanno bocciato, martedì scorso alla Camera, la proposta di Legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere facendo del nostro Parlamento un Parlamento assassino e della nostra Costituzione carta straccia.
Vogliamo denunciare inoltre che il Parlamento italiano ha disatteso il Trattato di Lisbona e le numerose risoluzioni del Parlamento Europeo volte a garantire parità giuridica e di trattamento, nei Paesi UE, alle persone omosessuali e transessuali”. “Siamo cittadini europei, vogliamo diritti europei!”
fonte: http://fiaccolataglbt.wordpress.com/

Dopo mesi di confronti e discussioni la “legge Concia” sull’omofobia è stata affossata alla Camera. La maggioranza ha votato l’incostituzionalità del provvedimento dopo essere stata sconfitta sul tentativo di rinviare tutto in commissione. La pregiudiziale di incostituzionalità, sollevata dall’Udc, ha ricevuto 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti. Decisione che ha aperto una scia di polemiche tra maggioranza e opposizione, ma anche nello stesso Pd. La Binetti vota con la Maggioranza
