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Non si cura una malattia che non è

Dibattito sulle pseudo-terapie riparative nei confronti dell’omosessualità

Domenica 21 settembre a Milano si è svolto un incontro organizzato dalla Rete evangelica fede, orientamenti generi (Refo+) e dall’associazione “Per i diritti umani” dedicato al tema delle pseudo-terapie riparative nei confronti dell’omosessualità. Tenutasi alla Casa dei diritti, sede laica, la tavola rotonda, moderata dai rappresentanti delle due associazioni Emanuele Crociani e Filippo Cinquemani, ha visto gli interventi di Federico Ferrari, psicoterapeuta esperto nel dare supporto psicologico a persone LGBTIAQ e co-autore del libro Curare i gay? Oltre l’ideologia ripartiva dell’omosessualità; e di Daniela Di Carlo, pastora della chiesa valdese di Milano valdese e teologa esperta in teologia queer, attualmente co-presidente della Commissione Fede Genere e Sessualità delle chiese battiste, metodiste e valdesi. Presente con una testimonianza anche Rosario, attivista cristiano LGBTQ.

La REFO+ organizza molte iniziative in tutta Italia, soprattutto nelle chiese, per il pieno riconoscimento e valorizzazione di tutte le identità LGBTIAQ, con convegni e tavole rotonde, gruppi di studio biblici e momenti di preghiera, presidi e manifestazioni. “Per i Diritti Umani” organizza incontri pubblici, corsi presso istituti scolastici e incontri con autori. Entrambe le associazioni hanno un proprio sito internet con interviste, articoli e recensioni. Con questo evento si sono trovate a convergere sul benessere mentale delle persone LGBTIAQ. Ne è nata una intervista con Emanuele Crociani, della chiesa battista di Milano – via Pinamonte da Vimercate e co-presidente della Refo.

Ecco la versione integrale dell’intervista, pubblicata in forma ridotta su “Riforma”.

1) Innanzitutto in che cosa consistono queste “terapie” e in quali ambiti vengono applicate (religioso e/o medico?)? Ma… l’omosessualità non era stata depennata dall’elenco delle malattie mentali secondo l’Oms?

Le “terapie” riparative consistono in una serie di trattamenti molto diversi tra loro, che utilizzano alcune nozioni provenienti dalla psicologia in modo però del tutto improprio. Queste pseudo-terapie sono nate quando ancora si considerava l’omosessualità una malattia da curare, ma già dagli anni ’90 la comunità scientifica ha abbandonato questa vecchia visione perché ha notato che è errata. Perciò le terapie riparative sono antiscientifiche, inefficaci e dannose. I mezzi proposti per “guarire” sono i più diversi: colloqui con padri spirituali e sedute di gruppo, repressione dell’erotismo, prove di virilità/femminilità, svalutazione dell’aspetto corporeo della sessualità, autoconvinzione, molestie, demonizzazione dell’omosessualità, sottili intimidazioni. Al giorno d’oggi gli ordini professionali dei medici e degli psicologi hanno un codice deontologico che vieta loro di praticare queste terapie, ma essendo solo un codice deontologico ci sono alcune scappatoie e un sistema di sanzionamento blando e graduale. In qualche stato sono state perciò proibite per legge, purtroppo non in Italia.
Ormai chi sostiene queste pseudo-terapie sono soprattutto persone in ambienti religiosi, che stentano a riconoscere la “verità scientifica” contrapponendola alla “verità biblica”. La contrapposizione può avvenire in modo esplicito, e allora si citano versetti che “smentiscono” la scienza; oppure in modo implicito, ribadendo come più importante di ogni cosa il concetto che l’omosessualità è un “peccato da estirpare”. Teniamo anche conto che molte terapie riparative, invece di negare la scienza tout court, preferiscono rifarsi alle vecchie teorie scientifiche del diciannovesimo secolo, giudicando il progresso scientifico moderno “sbagliato” e “ideologico”.

2) Dicevamo che in Italia forse non se ne parla ancora così tanto: ma è perché non sono diffuse, o perché il nostro contesto nazionale è restio a parlare di questo così come di tanti altri temi legati alla sfera della sessualità?

Sono diffuse eccome purtroppo. Ma si praticano di nascosto. Inoltre giocano sul senso di timore e vergogna che subiscono le vittime, sulla necessaria delicatezza e sulla giusta sensibilità che hanno nell’evitare di fare outing e di produrre danni collaterali ad altre persone o istituzioni religiose coinvolte. Per questo non se ne parla. Non se ne parla perché sono sponsorizzate anche da persone ben inserite in un reticolo di rapporti in comunità e strutture che incutono un certo rispetto a cui le vittime stesse non vorrebbero causare danno (es. movimenti spirituali ecclesiali, seminari, chiese, pastori carismatici…). Non se ne parla anche poiché spesso parte dell’associazionismo LGBTQ disprezza a tal punto la religione da disprezzare la vittima di una terapia riparativa sostenendo che “se la sia andata a cercare” e che “magari è ora che impari la lezione”. Di sessualità si parla anche troppo, mentre di scienza e di religione assai meno.

3) L’incontro si è tenuto in presenza alla Casa dei Diritti (v. Edmondo de Amicis 10) a Milano, ma anche in diretta online. Chi ha partecipato, quale risposta c’è stata? Dai partecipanti sono emerse testimonianze, osservazioni, richieste?

Hanno partecipato parecchie persone, componendo un pubblico molto variegato che è riuscito a riempire la piccola sala. Le associazioni organizzatrici, la REFO+ e Per i Diritti Umani, hanno entrambe mobilitato i propri soci e simpatizzanti. Ho notato che alcuni miei amici e colleghi, che difficilmente vengono alle altre iniziative REFO+, sono venuti, trovando particolarmente meritevole questa iniziativa. Un po’ di delusione dall’associazionismo laico LGBTQ+ e dalla politica. Ma essendo la sala piena, l’evento è stato un successo, inoltre, qualcuno ha anche seguito online. Credo fossimo una quarantina di partecipanti in totale. Le domande dal pubblico erano davvero molte e molto diverse tra loro.

4) Se non sbaglio c’è stata una testimonianza diretta di una persona che ha subito sulla sua pelle queste “terapie”… ce ne puoi parlare?

La testimonianza dettagliata di Rosario, ex-seminarista e giovane attivista cristiano LGBTQ, ha dato un senso vivo e molto concreto agli interventi di stile accademico degli altri due relatori. Ha parlato di come, durante la formazione in seminario, sia stato convinto a partecipare a un “gruppo di riparativo” lasciandogli intendere che per diventare sacerdote era un passaggio obbligato smettere di avere pensieri omosessuali. Non gli è stata presentata chiaramente come terapia. E’ stato inserito in un gruppo che si autososteneva molto nel percorso di togliere ogni traccia di erotismo dall’aspetto amoroso e da quello corporeo. Ciò lo ha portato però a una forte disistima e senso di fallimento poiché sentiva comunque l’attrazione verso lo stesso sesso, fino a desiderare di smettere di vivere. Ma la speranza c’è: ora ha trovato persone che lo hanno supportato, ha ricostruito l’autostima, iniziato a frequentare un corso universitario di filosofia, ha un compagno, un sorriso felice in volto. Insomma, non ha più vergogna a definirsi bisessuale e ad essere quello che realmente è. Inoltre ha il coraggio di testimoniare e portare avanti una visione di chiesa inclusiva.

5) Potresti dirci anche due parole di sintesi sui due interventi degli “esperti”, Federico Ferrari e Daniela Di Carlo?

In sintesi il messaggio principale dello psicoterapeuta Federico Ferrari (che sulle pseudo-terapie riparative ha scritto un libro) è che queste terapie non funzionano e anzi provocano gravi danni. Le pseudo-terapie riparative invalidano ciò che è il nucleo essenziale della persona, cioè le sue emozioni e la sua sessualità, annichilendo poi l’autostima e causando problemi psicologici. Inoltre le vittime vengono persuase che l’omosessualità derivi da difetti della figura materna (troppo accudente o troppo mascolina) oppure paterna (troppo autoritaria oppure troppo femminea), rompendo dunque il legame di fiducia con i genitori. In seguito Ferrari ha aggiunto che anche le credenze religiose fanno parte del nucleo essenziale del sé. Non si deve quindi porre in conflitto omosessualità e fede. Da un punto di vista professionale lo psicoterapeuta deve rimanere neutro e lasciare che sia il paziente a risolvere questo conflitto interiore.

La pastora valdese Daniela Di Carlo, esperta di teologia queer, considera la diversità il valore fondante delle società attuali, secondo il nuovo motto libertà, diversità, fraternità. Ha poi lanciato con forza un messaggio evangelico: l’accoglienza delle diversità, anche LGBTQ+, deve essere incondizionata, perché nessuna diversità può allontanare l’amore Dio. Ha citato a supporto di ciò gli episodi biblici di Filippo e l’eunuco e quello di Marta e Maria.

6) Quali sono i prossimi appuntamenti come Refo+ che vorresti segnalarci?

Il corso di teologia queer online avrà una lezione a breve: l’11 Novembre le teologhe Silvia Zanconato e Luisa Alioto parleranno delle donne dell’Apocalisse in chiave queer. Sarà aperto a tutt* coloro che vorranno porsi in ascolto e in dialogo, semplicemente compilando il modulo google che troverete sui nostri canali.

REFO+, l’intervista su Radio Beckwith

[A cura di Daniela Grill]
[fonte: Agenzia NEV – 8 Gennaio 2025]

Nuovi progetti, maggiore inclusione e rilancio della rete, intesa sia come collaborazioni e confronti con altre realtà, sia come presenza nel panorama della comunicazione digitale: sono questi sono gli obiettivi della REFO+, Rete evangelica fede, orientamenti e generi.

L’ultima assemblea svoltasi sabato 19 ottobre 2024 a Roma ha visto l’elezione di due co-presidenti, Emma Ascoli Emanuele Cruciani, nostri ospiti in Voce delle Chiese.

Emma ed Emanuele ci raccontano l’importanza del lavoro della rete e il significato dell’inserimento del + nell’acronimo: “per aprirsi ad una maggiore riflessione sul tema dell’identità di genere, che è rimasto un argomento ancora poco affrontato e vissuto forse ancora con maggiore problematicità rispetto all’orientamento sessuale nella nostra società“.

Ascolta qui: REFO+, Rete evangelica fede, orientamenti e generi | Radio RBE

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Rete evangelica fede, orientamenti e generi. Ri-nasce REFO+

[Articolo di Luca Maria Negro]
[fonte: Agenzia NEV – 23 Ottobre 2024]

Roma (NEV), 23 ottobre 2024 – Sabato 19 ottobre, dopo una pausa di alcuni anni (dovuta tra l’altro alla pandemia di Covid-19), si è riunita a Roma, presso il salone metodista di via Firenze, l’assemblea della Rete evangelica fede e omosessualità (REFO), convocata per rilanciare le attività dell’associazione, per rivedere lo statuto adeguandolo alle norme attuali e per rieleggere gli organi associativi. Il bilancio dell’incontro è positivo: una trentina i partecipanti (a cui si aggiungono alcuni/e soci/e presenti per delega) provenienti da sette regioni, molti volti nuovi, molti giovani. Una delle novità dello statuto rivisto riguarda la presidenza dell’associazione: la figura del presidente unico è stata sostituita da due co-presidenti, eletti nelle persone di Emma Ascoli (31 anni, valdese di Roma) e Emanuele Crociani (33 anni, battista di Milano). Siamo di fronte ad un significativo ricambio generazionale, visto che le otto persone elette negli organi associativi hanno un’età che va dai 25 ai 73 anni. Altra importante novità: anche se l’acronimo dell’associazione è rimasto identico, l’assemblea ha deciso di modificare il suo nome in “Rete evangelica fede, orientamenti e generi” e diventerà REFO+.

L’incontro si è aperto con un momento di preghiera e una meditazione della pastora della Chiesa metodista di via Firenze/via XX Settembre, Mirella Manocchio, sull’incontro tra Gesù e la donna cananea (Vangelo di Matteo, cap. 15): “un personaggio inopportuno e forte perché non si scoraggia dinanzi al diniego di Gesù, ma ingaggia con lui un dibattito. Di fatto sarà l’unica che nelle dispute con Gesù avrà la meglio”. Secondo la teologa americana Sharon Ringe, questa donna si può definire “una profetessa, poiché le sue parole non solo aprono e giustificano il ministero della chiesa verso i pagani, ma si rendono interpreti della vera volontà di Dio: portare la salvezza a tutta l’umanità allargando le promesse dagli ebrei ai gentili”. L’insistenza di questa donna pagana è necessaria anche oggi, nelle nostre chiese, per farle passare da una semplice “tolleranza” ad una vera “inclusività”, per costruire – ha concluso Manocchio – “luoghi e spazi in cui i diritti, i bisogni e i sogni delle persone LGBTQI+, delle donne, dei minori, degli stranieri, di tutte e tutti, possano trovare piena cittadinanza”.

Numerosi saluti sono stati portati all’assemblea, da parte di Marilena Grassadonia, coordinatrice dell’Ufficio diritti LGBT+ del Comune di Roma, di Alessandra Gastaldi, presidente dell’associazione ecumenica di cristiani LGBTQ “Cammini di Speranza”, del pastore Alessandro Spanu, presidente dell’Unione battista, della pastora Ioana N. Ghilvaciu, presidente del Movimento femminile evangelico battista, e della pastora Manocchio nella sua qualità di presidente della Federazione donne evangeliche in Italia (FDEI).

È seguita la relazione del presidente uscente, Giorgio Rainelli, che ha richiamato la storia della REFO, nata nel 1998, rendendo omaggio all’impegno profuso dal suo primo segretario, Henry Olsen, e richiamando le attività più recenti: l’organizzazione dell’incontro del Forum europeo dei gruppi cristiani LGBT nel mese di maggio a Varese (insieme a Cammini di Speranza), la collaborazione con la Commissione Fede, genere e sessualità (Fe.Ge.Se.) delle chiese battiste, metodiste e valdesi, in particolare per quanto riguarda le liturgie delle “Veglie” per il superamento dell’omo-bi-transfobia che si svolgono ogni anno a maggio, l’adesione a varie iniziative all’interno del movimento queer e così via.

Dopo la discussione sulla nuova bozza di statuto e la sua approvazione, si è proceduto all’elezione dei due co-presidenti, di tre altri membri della segreteria (Irene Grassi, Maurizio Rolli e il presidente uscente Rainelli) e del collegio dei garanti (Davide Capasso, Marco Siino e Antonio Fiorino).

Nel pomeriggio, dopo un breve filmato sul recente incontro del Forum europeo a Varese, sono state ascoltate le relazioni sulle attività dei gruppi locali (Emanuele Crociani, Varco/Refo di Milano; Marco Siino, Ali d’Aquila di Palermo) e della Commissione Fe.Ge.Se. (Rocco Lamanna). L’assemblea si è conclusa raccogliendo varie proposte di attività che starà alla Segreteria sviluppare. Tra queste, ricordiamo la collaborazione a livello internazionale con il citato Forum europeo, quella ecumenica con Cammini di Speranza e altre realtà del mondo cattolico, l’attenzione verso le problematiche vissute dalle persone LGBTQI+ all’interno delle chiese pentecostali, l’impegno per il matrimonio egualitario, la necessità di opporsi alla pratica delle “terapie riparative” che presumono di “curare” l’omosessualità (pratica che si ritrova sia in campo cattolico che in quello delle chiese di area “evangelicale”), la riflessione sulla gestazione per altri, la formazione dei giovani su sessualità e identità di genere, l’offerta di momenti di spiritualità.

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Rete evangelica fede e omosessualità: una ripartenza

[foto: Sharon McCutcheon, unsplash]

[Articolo di Irene Grassi]
[fonte: Agenzia NEV – 16 Ottobre 2024]

Il prossimo sabato 19 ottobre si svolgerà a Roma l’assemblea nazionale della REFO (Rete evangelica fede e omosessualità), associazione attiva dal 1998, nata all’interno delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi in Italia, con lo scopo di promuovere l’accoglienza delle persone LGBT al loro interno e la riflessione teologica sulla fede cristiana e l’omosessualità. L’assemblea del 19 ottobre avrà l’obiettivo di rilanciare la REFO verso nuove sfide, arricchendosi di nuove persone e nuove energie, e iniziando la riflessione a partire da un ripensamento del proprio stesso nome, che all’attivismo contemporaneo può effettivamente suonare datato.

La REFO rappresenta la prosecuzione, a livello nazionale, delle attività del gruppo Capernaum, che in precedenza aveva operato a Torino e nelle Valli Valdesi, e negli anni ha portato avanti un cammino non sempre facile, organizzando incontri e convegni con la partecipazione di ospiti internazionale sui temi delle nuove famiglie, l’etica dei diritti, la teologia queer, nonché momenti di culto e spiritualità aperti a tutte e tutti, senza distinzioni di orientamento e denominazioni. La REFO infatti, sin dalla sua fondazione, si pone come luogo inclusivo ed ecumenico e contro ogni forma di discriminazione e sopraffazione.

La REFO inoltre ha partecipato al tavolo di coordinamento delle organizzazioni omosessuali organizzato dal Comune di Roma, a una serie di incontri organizzati dalla CGIL sul tema della laicità dello Stato e dei diritti delle persone omosessuali, all’organizzazione dei Pride di Roma, Milano, Torino; è inoltre membro del Forum Europeo delle Associazione cristiane LGBTI+.

Molto è stato fatto nel corso di questi 26 anni di attività della REFO: il suo lavoro è stato fondamentale nell’approvazione delle mozioni dell’Assemblea-Sinodo 2007, delle assemblee UCEBI 2012, 2014 e 2016, e dell’odg del Sinodo 2010: tutti momenti nei quali le chiese battiste, metodiste e valdesi, insieme e poi separatamente, hanno riflettuto sulla benedizione delle coppie omoaffettive, che oggi in gran parte delle chiese BMV è possibile ed è stata praticata, attirando anche molte persone e coppie che non si sentivano benvenute nelle proprie chiese e famiglie di origine.

Fino ad oggi, dunque, la REFO ha reso possibile non solo la riflessione sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere all’interno delle nostre comunità, ma ha aumentato la presenza e la visibilità delle persone LGBTQIA+ al loro interno. Questo però non deve rappresentare la conclusione del lavoro della REFO, perché molti pregiudizi permangono, e molto dobbiamo ancora studiare, come singoli e come comunità, per conoscere identità e orientamenti che compongono il mondo LGBTQIA+ e riconoscerle nell’abbondanza e nella varietà della meravigliosa creazione di Dio.

Oggi la riflessione della REFO prosegue verso un ripensamento del proprio logo e del proprio statuto, e del proprio stesso nome, per renderla una realtà più inclusiva e attuale, attenta a ogni identità e orientamento, così come alle sfide del mondo di oggi. Per questo si rende necessaria un’assemblea che approvi uno statuto aggiornato ed elegga un nuovo esecutivo, oltre a riflettere sui prossimi passi da compiere come organizzazione di credenti LGBTQIA+ in Italia.

L’assemblea si svolgerà sabato 19 ottobre dalle 10.00 alle 17.00, presso il salone della chiesa metodista di Roma, via Firenze 38. La partecipazione è aperta a ognuno e ciascuna, mentre il voto è consentito a chi avrà completato l’iscrizione, che in ogni caso si potrà effettuare sul posto.

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