La gente del Maine boccia i matrimoni gay


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HA DETTO NO IL 53% DEGLI ELETTORI. A RISCHIO LE LEGGI ANALOGHE IN ALTRI QUATTRO STATI

Erano stati approvati dal governo dello Stato, il referendum li ha cancellati. Il silenzio di Barack Obama

WASHINGTON – La giornata elettorale non ha danneggiato solo Obama ma anche il movimento gay. Lo stato del Maine, il cui Parlamento aveva legalizzato i loro matrimoni, li ha vietati in un referendum. I «no» sono stati il 53%, una sconfitta bruciante, il bis di quella dell’anno scorso in California. Il movimento gay aveva investito 4 milioni di dollari nel referendum, quasi il doppio dell’opposizione, ed era sostenuto dai media. Ma si è trovato l’opinione pubblica contro. L’America s’è così confermata ostile ai matrimoni gay: tutti gli stati in cui si è sinora tenuto un referendum su di essi, ben 31 su 50, li hanno bocciati.

GLI STATI A FAVORE – I matrimoni gay sono stati legalizzati dai Parlamenti o dalla Magistratura in cinque Stati: il Massachusetts, il Vermont, il New Hampshire e il Connecticut nel nord est, la parte più «liberal» dell’America, e sorprendentemente nello Iowa, lo stato di John Wayne, l’attore cow boy che fu il simbolo della conservazione. Ma sono ora in pericolo: come ha detto Brian Brown, il leader della National organization of marriage between men and women, «al riguardo esiste una scollatura tra i Parlamenti e la magistratura da un lato, e l’elettorato dall’altro». Alle elezioni congressuali del prossimo anno, i referendum potrebbero vietare i matrimoni gay in tutti o almeno in alcuni di questi 5 stati.

«TORNEREMO ALLA CARICA» – I protagonisti della battaglia di ieri sono stati il gruppo gayProtect equality in Maine e quello conservatore Defend marriage in Maine. Fiduciose nella vittoria, alcune copie gay avevano fissato la data del matrimonio per oggi. Alla notizia della sconfitta, Ann Shannon e Cecilia Burnett, che dovevano convolare a nozze, hanno pianto. Rea Carey, dellaNational gay and lesbian task force, ha cercato di confortarle: «Ritorneremo alla carica». Si è impegnato a riproporre una legge a loro favore il governatore John Baldacci, un democratico. Ma Frank Schubert, il leader di Marriage saved, lo ha definito inutile: «Tutti devono rispettare la volontà popolare».

IL SILENZIO DI OBAMA – Come ha rifiutato di commentare il successo repubblicano alle elezioni, così Obama ha taciuto sul referendum. Il presidente è in difficoltà anche su questo fronte: sinora ha evitato di pronunciarsi sui matrimoni gay, limitandosi ad appoggiare l’unione civile. Ma Obama rischia di trovarsi con un triplo handicap quando, nel 2010, l’America voterà per il Congresso: la crisi economica, la guerra dello Afganistan e i valori, quei valori che l’anno scorso, al crollo della finanza, passarono in secondo piano.

Ennio Caretto
04 novembre 2009

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