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Paolo, Timoteo e Maja T.

Pubblichiamo il sermone della pastora Giuseppina Bagnato che riflette sul testo di 2 Timoteo 1,1-14. Il sermone è stato scritto prima della sentenza definitiva che condanna l’attivista queer antifascista Maja T. a 7 anni di carcere.


2Timoteo 1,1-14
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, 2 a Timoteo, mio caro figlio, grazia, misericordia, pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore. 3 Ringrazio Dio, che servo come già i miei antenati con pura coscienza, ricordandomi regolarmente di te nelle mie preghiere giorno e notte; 4 ripenso alle tue lacrime e desidero intensamente vederti per essere riempito di gioia. 5 Ricordo infatti la fede sincera che è in te, la quale abitò prima in tua nonna Loide e in tua madre Eunice, e, sono convinto, abita pure in te. 6 Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. 7 Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo. 8 Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio. 9 Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, 10 ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo, 11 in vista del quale io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore. 12 È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno. 13 Prendi come modello le sane parole che hai udite da me con la fede e l’amore che si hanno in Cristo Gesù. 14 Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi.

Nel buio, nel fetore, in un tempo che si dilata e dove il giorno e la notte vivono di un interminabile interregno, lì si muove la riflessione del prigioniero.
Saulo di Tarso, ebreo di alto lignaggio, convertito sulla via di Damasco all’annuncio dell’evangelo di Gesù Cristo, attende una condanna a morte.
Ci si può preparare alla fine e altre volte no.
Talvolta la si ricerca o si invoca che il suo giungere sia imminente.
Possiamo essere protagonisti o spettatori.
Quante storie Paolo ha ascoltato in quelle celle? Quante volte ha udito altri invocare la propria madre; chiedere una possibilità di perdono ai propri figli o per le proprie figlie; avvertire negli altri la paura della fine che avanza.
È in questo interregno che Paolo vive da credente salvato.
Vive nella sua carne la solitudine che non conosce il conforto di un viso caro e vuole consegnare quei pensieri e quegli insegnamenti di cui ciascuno è depositario, alla sua famiglia di elezione: alla sua Ecclesia.
In questa giornata in cui il nostro lezionario prevede una riflessione su questo testo, le parole di Paolo a Timoteo, suo figlio spirituale, si sono intrecciate con quelle di un’altra condannata che in queste ore si è rivolta ai suoi affetti, alla sua famiglia di elezione.
Si tratta di Maja T., antifascista, arrestata in Ungheria durante le proteste contro la parata nazista dell’11 febbraio 2023, in occasione della cosiddetta “Giornata dell’onore”, una commemorazione che si tiene annualmente a Budapest. Maja vive in isolamento e attende oggi il verdetto che dovrebbe giungere il 30 di questo mese. Due giorni fa, le è stato concesso di leggere queste parole di fronte la Corte d’Appello di Budapest.

Onorevole Corte, cari concittadini,
Due mesi fa, venerdì 17 luglio 2026, ho deciso di intervenire qui oggi per parlare di me stessa e del nostro processo. Poco dopo pranzo, quel giorno, ero sedut* alla mia scrivania quando gli agenti sono entrati nella mia cella. In quel momento ero chin* su un racconto breve che stavo scrivendo per inviarlo a un’accademia di scrittura creativa, alla quale sono iscritt* per un programma di formazione a distanza della durata di un anno. Il racconto parlava di un abbraccio con un altro detenuto. Era nuovo in carcere e ci eravamo incontrati per caso sulle scale. Avevamo cinque minuti per condividere il conforto di cui entrambi avevamo così disperatamente bisogno. A lui erano stati concessi appena 15 minuti per parlare con suo padre, che non vedeva da molti anni. Quando mi ha chiesto da quanto tempo fossi in carcere, gli ho risposto: da molto tempo – ormai due anni e mezzo – e che non sapevo per quanto tempo ancora sarebbe durata la mia detenzione.
Stavo scrivendo del tumulto interiore, del dolore, delle lacrime di rabbia, ma anche del coraggio, del calore e delle braccia che mi sostenevano, quando cinque agenti hanno fatto irruzione nella mia cella e mi hanno ordinato di togliermi il vestito. Mi hanno anche chiesto di consegnare tutti gli indumenti ritenuti «sospettosamente femminili». Mi sono rifiutat*, perché quel vestito me lo ero mess* da sol* e nessuna legge mi proibisce di farlo.
Poco dopo mi ritrovai distes* sul pavimento della cella, ammanettat* e con un labbro sanguinante. Questa umiliazione non era abbastanza per loro: no, in seguito tutti e cinque affermarono che l’uso della forza era stato necessario perché avevo opposto una violenta resistenza. Una menzogna – eppure la direzione del carcere credette loro, e io ricevetti una sanzione disciplinare. Tuttavia, a seguito di una denuncia formale, non sono stati in grado di giustificare né il motivo della perquisizione stessa né l’uso della forza, e il procedimento è stato silenziosamente archiviato. La terza procedura disciplinare archiviata durante la mia permanenza in custodia qui.
Una cosa rimane, però: il trauma di essere indifes* in quel momento di violenza. Trovo protezione solo confidando nella mia volontà di vivere e in tutte quelle persone, vicine e lontane, che mi stanno accanto, mi confortano e mi incoraggiano e che condividono la mia rabbia.
Tale impotenza è un’esperienza condivisa da molti, perché questa violenza contro gli esseri umani è una parte fondamentale dello Stato, specialmente all’interno del sistema carcerario. Essa cerca di imporci la propria volontà, di sfruttarci e quindi di degradare la dignità umana a un mero privilegio che può alterare, concedere e revocare in qualsiasi momento.
 

Questo tipo di incarcerazione fa parte dell’esperienza dei primi cristiani la cui fede spaventa il violentatore per quella forma di libertà su cui non riesce a incidere:

8 Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio.
 

Qualcuno seguirà o dimenticherà la nostra testimonianza da qui a qualche generazione?
La parola vita è in tensione fra il presente e il futuro e ricorre spesso in queste lettere di Timoteo e in quella scritta all’altro discepolo Tito. Nel nostro testo precisa:

9 Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità (…)

12 È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno.

 

Di fronte alle amarezze e nel dubbio, la fede pura annuncia pubblicamente: “Io so in chi ho creduto”.
Paolo testimonia di quel deposito che dal patriarca Abraamo è giunto fino a lui nelle sue catene e sa che la profezia non mente: c’è un Dio che ti visita nella prigione della tua vita e ti ricorda che non ti lascia.
Dio gli ha donato una famiglia di elezione: grande e fragile, che tante volte ha avuto bisogno di parole di ammonimento, che ha visto separarsi e ricostruirsi, in cui ci si è feriti vicendevolmente, eppure è a questi legami che guarda.

…ripenso alle tue lacrime e desidero intensamente vederti per essere riempito di gioia.
 

Paolo sa che c’è un solo Vangelo da predicare e ne continua a parlare a questo suo figlio di elezione nella loro fede comune, partendo dalla sua identità meticcia di radice ebraica (Atti 16: 1-3)
Due donne ebree, la madre e la nonna, lo hanno educato nella fede. La figura paterna sembra essere stata assente: la penna di Paolo ne conserva solo l’origine greca mentre la mente torna fra le mura domestiche in cui il giovane Timoteo è cresciuto.
Il prigioniero indugia ancora un po’ ricordando una casa che sapeva accogliere e scaldare e in cui Dio ha abitato.

Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri; io invece vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. (1Co 4:15)
 

La paternità spirituale di Paolo è un legame d’amore che non si allenta con la distanza né nella sofferenza.

6 Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. 7 Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo.
 

L’imposizione pubblica delle mani su ogni fratello o sorella che si mette al servizio della Parola di Dio è un impegno per la vita davanti a Dio.

Le sue mani benedicenti accompagnano Timoteo dal carcere, lo sostengono e lo motivano alla forza, all’amore e all’autocontrollo.
Quella stessa forza che Paolo portava sempre con sé, dando conforto ai detenuti di oggi come ai carcerieri di ieri, nel viaggio per mare che lo portava in catene a Roma (Atti 27).
È la vita, che continua a essere piena di significato nella fede.
La Parola, ogni parola, si incarni nelle nostre relazioni, nella chiesa in cui Gesù Cristo è esempio d’amore e di lotta contro il male.

14 Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi.
 

Questo deposito possa produrre frutto, possa vedere le nostre vite impegnate per la giustizia con azioni, preghiere e atti di solidarietà nei tempi bui che ci circondano.
Oggi più che mai il male avanza, siamo chiamate e chiamati a essere sentinelle, araldi e messagger* di giustizia senza timore.
Alziamoci, mettiamoci in marcia e annunciamo la Giustizia dei minimi, degli esclusi, dei margini, dei detenuti incarcerati per la libertà e il diritto di uguaglianza.
Costoro sono il centro del messaggio del Regno di Dio: noi siamo quella famiglia di elezione che sceglie, che continua a testimoniare di fronte a un tribunale di ingiustizia e si impone le mani vicendevolmente nel segno di un amore e di benedizione di Dio di cui nessuno potrà privarci.

Amen

Una chiesa evangelica è un luogo sicuro per le persone queer? Una riflessione sul mondo protestante ed evangelico in Italia

Care e cari,

prima di scrivere questa lettera aperta ci siamo al lungo interrogat* all’interno della Segreteria REFO+ sull’opportunità e sull’utilità di diffondere maggiori informazioni e precisazioni sulle denominazioni all’interno del vasto mondo protestante in Italia.

Ci siamo chiest* quanto fosse davvero importante specificare che cosa si intende quando si parla di «chiese protestanti» e «chiese evangeliche». Ci siamo post* davanti a questa domanda con l’idea di offrire una risposta ed una testimonianza che non volesse essere partitica o denominazionale, che non volesse stabilire quali fosse le chiese migliori, più autenticamente evangeliche o più accoglienti, ma piuttosto con l’intento di voler offrire presenza e ascolto.

A spingerci a voler condividere e offrire questa nostra riflessione è stato l’accostamento, all’interno del portale di informazione di Gionata, alla sezione «evangelici» (https://www.gionata.org/evangelici/), di due notizie molto diverse che utilizzavano una stessa espressione in riferimento alle chiese protestanti, ovvero «luoghi sicuri». Da un lato si ha, infatti, la notizia dell’approvazione di un atto da parte del Sinodo della Chiesa valdese – unione delle chiese metodiste e valdesi – che invita a continuare il percorso già da anni intrapreso per rendere le chiese per tutte le persone LGBTQIA+ e in particolare per le persone trans sempre più «luoghi sicuri»; dall’altro si legge la dolorosa testimonianza di esclusione vissuta da un cristiano che – a ragione in relazione al proprio vissuto – denuncia quanto le chiese protestanti non siano «luoghi sicuri» per le persone LGBTQIA+.

Davanti a questo accostamento è normale sentirsi smarrit*. Come porsi davanti a due notizie così diverse? Come può un* cristian* in ricerca capire se si trova davanti ad una chiesa evangelico protestante accogliente o meno? Immaginando queste e quante altre domande che potrebbero scaturire dalla lettura di articoli molto diversi all’interno di una sezione dedicata genericamente agli «evangelici» abbiamo deciso di chiedere uno spazio per fare chiarezza.

Come REFO+ rappresentiamo prevalentemente (ma non solo) le chiese valdesi, metodiste e battiste in Italia, le quali hanno una lunga storia di testimonianza a favore del riconoscimento di tutte le identità LGBTQIA+; non intendiamo rivendicare una presunta superiorità, ma offrire un’informazione che possa essere utile e concreta. In queste realtà è generalmente più facile incontrare comunità, pastore e pastori, diacone e diaconi e persone della chiesa che riconoscono e accolgono pienamente le diverse identità e realtà LGBTQIA+, anche se le esperienze possono naturalmente variare da comunità a comunità.

Chiese protestanti, evangeliche, esiste una distinzione? Cosa può generare confusione?

Il panorama protestante italiano (come quello mondiale) è molto articolato, ne fanno parte, tra le altre, le Chiese battiste, valdesi, metodiste e luterane, che insieme ad altre realtà che fanno parte della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), ma anche altre chiese che non ne fanno parte.

Tutte queste chiese si definiscono evangeliche perché riconoscono nell’Evangelo, e quindi nella Scrittura, il fondamento della propria fede; le differenze, però, non riguardano soltanto il nome della specifica denominazione protestante, ma soprattutto il modo in cui la Scrittura viene letta e interpretata.

Accanto alle chiese che utilizzano gli strumenti della ricerca biblica e della lettura storico-critica (in particolare valdesi, metodiste, battiste e luterane), esistono anche realtà evangeliche che adottano un approccio invece letteralista, nel quale il testo biblico viene letto come una prescrizione immediatamente applicabile al presente, spesso senza considerare adeguatamente il contesto storico, culturale, sociale e linguistico nel quale quel testo è stato scritto.

Sono entrambe realtà protestanti. Sono entrambe realtà che possono definirsi evangeliche. Ma possono avere una concezione profondamente diversa del rapporto tra il credente, la Scrittura e il mondo nel quale viviamo, di conseguenza, con la pastorale che ne deriva.

Quando si parla di persone LGBTQIA+ questa distinzione diventa particolarmente importante. Infatti, all’interno delle chiese che portano avanti un approccio letteralista alla Scrittura, i clobber texts – ovvero i 7 versetti biblici strumentalizzati per condannare le relazioni tra persone dello stesso sesso o, più in generale, le persone LGBTQIA+ – sono utilizzati come condanne universali e senza tempo, strumento di esclusione, di rifiuto e, in alcuni casi, di vera e propria oppressione delle persone queer.

Una lettura storico-critica parte invece dalla domanda: che cosa significava quel testo nel momento storico in cui è stato scritto? A quali persone si riferiva? Quali pratiche descriveva? Quali categorie culturali e sociali utilizzava? E possiamo davvero trasferire quelle parole, senza alcuna mediazione, nella nostra realtà contemporanea? Perché solo per questi testi ci ostiamo ad utilizzare una visione letteralista e non facciamo altrettanto per altri passaggi? (cfr. Lev 19, 19 Osserverete le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due specie di semi, né porterai veste tessuta di due diverse materie)

Ed è proprio questo percorso che ha permesso di sviluppare negli ultimi decenni una riflessione sempre più ampia sui temi della fede, dell’orientamento sessuale, dell’identità e dell’espressione di genere; in questo cammino si inserisce anche la nascita, ormai trent’anni fa, della REFO+ Rete Evangelica Fede e Orientamenti e Generi.

Il punto, per noi, non è dunque rivendicare un primato «evangelico», ma offrire chiarezza sulle differenze perché, tornando alla domanda iniziale “una chiesa evangelica è un luogo sicuro?” vorremmo che ogni persona LGBTQIA+ che si avvicinasse a una comunità evangelico-protestante potesse trovare una risposta chiara a questa domanda.

Perché non basta sapere che una chiesa si definisca protestante. Non basta sapere che si definisca evangelica. E non basta nemmeno sapere che utilizza la Bibbia come fondamento della propria fede.

Una persona LGBTQIA+ dovrebbe poter sapere, prima di entrare in una chiesa, se troverà uno spazio nel quale la propria identità sarà rispettata, se potrà parlare liberamente della propria vita e delle proprie relazioni, se il proprio percorso spirituale sarà accolto, se potrà partecipare pienamente alla vita della comunità. E, qualora non trovi in una determinata comunità protestante lo spazio di accoglienza e riconoscimento che cerca, dovrebbe poter sapere che esistono altre chiese, appartenenti alla stessa più ampia realtà protestante, che possono offrire percorsi, sensibilità e forme di partecipazione più vicine al proprio vissuto.

Per questo chiediamo che venga avviata una riflessione aperta e anche pratica a partire dalla sezione “Evangelici” del portale della Tenda di Gionata, a partire dall’uso del maschile sovraesteso. Non chiediamo che venga cancellata la complessità del mondo protestante italiano. Chiediamo, semmai, che questa complessità diventi più leggibile.

Non sappiamo ancora quale sia il modo migliore per rendere questa distinzione maggiormente visibile anche all’interno delle possibilità di ricerca offerte dal portale di Gionata. Ed è proprio per questo che questa lettera vuole essere anche una riflessione condivisa e un’apertura di discussione.

Vorremmo contribuire a costruire strumenti che rendano il più possibile accessibile la ricerca di una comunità all’interno del grande e variegato mondo delle chiese protestanti ed evangeliche presenti in Italia.

La nostra intenzione, dunque, non è tracciare confini, distribuire patenti di autenticità o rivendicare una superiorità, ma rendere visibili delle differenze che già esistono.

Perché tutte queste realtà appartengono, in modi diversi, al mondo protestante ed evangelico. Ma non tutte interpretano la Scrittura nello stesso modo e non tutte, di conseguenza, elaborano la stessa teologia dell’accoglienza.

E forse proprio questa consapevolezza può aiutare a fare un passo ulteriore: non chiederci soltanto se una chiesa sia «protestante» o «evangelica», ma che cosa significhi concretamente, per quella chiesa, essere evangelica e vivere il messaggio dell’Evangelo.

Se vorreste risponderci ed avviare questa riflessione insieme, o se avete bisogno di informazioni più specifiche sulle chiese valdesi, metodiste, battiste o luterane, sulle comunità presenti in una determinata zona o sul tipo di accoglienza e pastorale che potreste incontrare, potete contattarci alla nostra mail segreteriarefo@gmail.com: saremo felici di aiutarvi a orientarvi.

A nome della Segreteria REFO+, Emma Ascoli Co-Presidente

“Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile”

Autore: Piero Montana

Il 27 novembre c.m. sarà disponibile nella libreria Interno ’95 di Bagheria e nelle librerie Antigone di Roma e Milano il nuovo libro di Piero Montana “Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile”

Alfredo Ormando, scrittore gay nisseno, il 13 gennaio del ’98 si diede fuoco in piazza San Pietro a Roma per protestare contro la Chiesa Cattolica e la sua tradizionale morale repressiva nei confronti dei gay. Morirà in ospedale dopo 9 giorni di agonia, ma il suo gesto secondo la Santa Sede è quello di un alienato, di un uomo con forti problemi psichici. Solo dopo un anno dal suo suicidio l’autore di questo libro scopre tra le carte di Ormando la sua lettera autografa datata Natale ’97 e riservata ai posteri. In tale lettera Ormando scrive: << … penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché la omosessualità è sua figlia.>>. Massimo Consoli, fondatore del movimento gay italiano, nel suo libro “Ecce Homo L’omosessualità nella Bibbia”, impropriamente, in una dedica, definisce Ormando martire pagano, ma lo scrittore nisseno di fede cattolica era stato in gioventù anche in convento, uscendone tuttavia presto, disgustato dall’ipocrita moralismo di sacerdoti e frati. Lo racconta egli stesso nel suo solo, tra i suoi tanti inediti, romanzo pubblicato in vita, Il Fratacchione e ripubblicato dopo la sua morte con una prefazione dello stesso Montana, unico fino ad oggi studioso di tutta l’opera di Ormando.

Le poesie e le prose, gli articoli sullo scrittore gay nisseno, già pubblicati nel mensile Babilonia e on line da Arcigay nazionale ma anche da diversi siti religiosi, ad eccezione della prefazione (1998) al Fratacchione, che in questo libro sono raccolti, sono stati scritti nel periodo (1999-2015) in cui l’autore é stato consulente, sotto diverse sindacature, del sindaco per la realtà omosessuale della città di Bagheria.

Esse testimoniano tutte dell’impegno culturale e politico, nella lotta all’intolleranza e al pregiudizio antigay, impegno volto alla salvaguardia della dignità delle persone glbtq, che l’autore, uno dei fondatori nel lontano 1976 del Fuori! Di Palermo (Movimento di liberazione omosessuale) in tutta la sua vita non ha mai dismesso. Il libro ha una prefazione dell’Arcivescovo Giovanni Climaco Mapelli, dal 2006 Vescovo di una Chiesa di origine orientale ortodossa, che porta il nome di Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica, che accoglie anche divorziati e risposati (secondo l’antica tradizione) e le coppie omosessuali, alle quali viene conferita la benedizione delle nozze. In appendice al libro viene pubblicata con materiale di documentazione un’intervista all’autore di Luca Locati Luciani per CulturaGay.it

Piero Montana (Bagheria-1950), poeta, gallerista e scrittore, attivista gay, consegue un dottorato in Filosofia nel 1975. Nel ’76 fonda con altri il Fuori! di Palermo, e nello stesso anno riceve da Massimo Consoli il premio Triangolo Rosa Pier Paolo Pasolini per una sua raccolta clandestina di poesie autobiografiche, “Breve Rosario di Sodoma”, che sarà pubblicata con altri suoi libri di poesia “W.C.”, “L’Angelo perverso”, “Estasi, “Sodoma Divinizzata” e “I Canti della lue” solo nel 2015. Nominato nel 1999 consulente del sindaco per la realtà omosessuale della città di Bagheria, si interessa anzitutto del caso Ormando. A questo suo interessamento infatti si deve se le opere dello scrittore gay nisseno si trovano oggi tutte custodite nella Biblioteca Comunale “Francesco Scaduto” di Bagheria, dove più agevolmente le ha potuto consultare per scrivere gli unici articoli che si sono occupati con la dovuta attenzione e serietà della vita e dell’opera di Ormando.

Guarire cosa?!

Terapie riparative: quando la “cura” diviene violenza contro le persone LGBTQIA+

Scarica la locandina

Le associazioni R.E.F.O.+ e Per I Diritti Umani vi invitano ad un importante evento sulle pseudo-terapie riparative. Si terrà Domenica 21 Settembre alle ore 16 in Casa dei Diritti, in via Edmondo de Amicis 10, a Milano. Sarà possibile seguire una diretta online sulla pagina Facebook della REFO+.

Queste cosiddette terapie vorrebbero guarire le persone omosessuali da una cosa che malattia non è. Vorrebbero cioè convincere che l’omosessualità è una malattia da cui si può guarire per ritornare ad una presunta originaria sana eterosessualità.
Basate su una ormai superata teoria psicologica che vedeva l’omosessualità come malattia, e diffuse ormai principalmente in ambienti religiosi conservatori, le terapie riparative sono una violenza psicologica (e a volte anche fisica) sulla pelle di chi le subisce. Per affrontare l’argomento nel modo più appropriato, oltre a sentire la voce di una vittima di queste terapie, ci avvaleremo di due persone esperte e molto qualificate nel proprio rispettivo ambito, quello psicologico e quello religioso. Il loro lavoro aiuta le persone LGBTIAQ ad affermare la propria identità e i propri diritti.

I relatori sono:

  • Federico Ferrari, psicoterapeuta competente nel dare supporto psicologico a persone LGBTIAQ e co-autore del libro “Curare i gay? Oltre l’ideologia ripartiva dell’omosessualità”;
  • Daniela Di Carlo, pastora della chiesa valdese di Milano valdese e teologa esperta in teologia queer, attualmente co-presidente della Commissione Fede Genere e Sessualità delle chiese Battiste, Metodiste e Valdesi;
  • il giovane attivista LGBTIAQ Rosario Lo Negro, ex seminarista ora studente di filosofia, in prima linea nella denuncia delle terapie riparative.

Moderano Emanuele Crociani, co-presidente della Rete Evangelica Fede Orientamenti e generi e Filippo Cinquemani, attivista dell’associazione Per i Diritti Umani.

Omosessualità in divisa

FORZE DELL’ORDINE, FORZE ARMATE E COMUNITA’ LGBTQ

Autore: Carlo Scovino

Tema e rapporto storicamente assai complicato quello tra forze dell’ordine e comunità LGBTQ. Pochi riescono davvero ad immaginare una società inclusiva in cui anche le forze dell’ordine siano annoverate come alleate della comunità LGBTQ. Perché significherebbe sanare ferite, rompere muri e pregiudizi, rinunciare a vittimismo ed antagonismo. L’antagonismo tra le forze dell’ordine e la comunità LGBTQ risale infatti a molto tempo fa, quando l’omosessualità era illegale e le persone queer multate e arrestate dai poliziotti. L’episodio di Stonewall è il prototipo di come erano tesi i rapporti, che sfociavano spesso nella violenza.

Eppure oggi molte cose sono cambiate. Carlo Scovino è un educatore appassionato di scrittura, e tra i suoi molti libri a tema LGBTQ, ha scelto di pubblicarne due che affrontano questa tematica, partendo però dalle persone perché, riprendendo un detto che si usa in psichiatria, “le persone prima di ogni diagnosi sono sempre persone”. In particolare ha raccolto molte testimonianze di persone LGBTQ in divisa, alcune delle quali hanno formato l’associazione POLIS APERTA, che è a tutti gli effetti una associazione LGBTQ. Il primo libro si intitola “Questo odio non ti somiglia”, di cui “Omosessualità in divisa” è di fatto la sua continuazione. Da queste testimonianze si possono cogliere alcuni elementi. Scovino, e con lui le forze dell’ordine intervistate, non ignorano assolutamente il problema di uso sproporzionato della violenza da parte delle forze dell’ordine (il massacro durante il G8 a Genova è l’episodio più grave ma anche i manganelli sugli studenti a Pisa e le torture nelle carceri sono episodi gravissimi), ma ci tengono a specificare che il mondo delle forze dell’ordine non è omogeneo ed è piuttosto lo specchio della società: “non tutti i poliziotti sono picchiatori fascisti, né tutti di destra”. Ci sono anche poliziotti di sinistra. Soprattutto a partire dagli anni ’90, con l’ingresso sempre più massiccio delle donne nelle forze armate, la cultura delle forze dell’ordine è cambiata molto, affievolendo molto il modello machista-patriarcale.

Bisogna tenere conto che ovviamente nelle forze dell’ordine esistono le persone LGBTQ, e che alcuni tra loro hanno fatto anche coming out pubblicamente, seppure con titubanza e difficoltà legate alla disciplina giuridica della categoria e al cosiddetto doppio stigma. Doppio stigma sia dentro la comunità queer sia dentro le forze dell’ordine. Nelle forze dell’ordine così come nelle forze armate la disciplina giuridica è differente rispetto agli altri lavoratori assunti nella Pubblica Amministrazione: rappresentando lo Stato in compiti assai delicati devono attenersi il più possibile alla terzietà, perciò non sono liberi di esprimere opinioni politiche o personali pubblicamente. In questo clima va rispettato chi con coraggio e intelligenza riesce ad esporsi facendo coming out (ricordando anche che non è necessario che tutti lo facciano). Le persone LGBTQ riunite in POLIS APERTA perciò hanno “margini ristretti di manovra” e si occupano soprattutto di formazione sulla antidiscriminazione, aiutando le forze dell’ordine e la società ad essere inclusive. Un tema importante affrontato è quello di facilitare la denuncia di reati a fondo omobitransfobico, che spesso non viene fatta perché le persone LGBTQ non vengono capite dal personale delle forze dell’ordine.

Ma purtroppo a volte il mondo LGBTQ è nemico delle forze dell’ordine in modo ideologico e in Italia POLIS APERTA, che è una associazione LGBTQ, viene a volte censurata, marginalizzata ed esclusa, da manifestazioni e convegni queer, anche dai Pride. Alcune frange di attivisti queer di sinistra estrema preferiscono chiudersi al dialogo con il paradosso di discriminare altre persone LGBTQ. L’autore sostiene che certi cambiamenti culturali, dentro le forze dell’ordine e dentro la comunità LGBTQ, richiedano anni. Che chi subisce discriminazione non sempre maturi una cultura antidiscriminazione, e che purtroppo alcuni stereotipi sono duri a morire. Fatto sta che in questo momento le persone LGBTQ dentro le forze dell’ordine sono doppiamente discriminate: non corrispondono al modello del “maschio forte ” prevalente nella categoria, ma neppure sono accettati a pieno titolo nella comunità queer. Eppure stanno costruendo il ponte necessario per rendere la società migliore per tutti, rompendo i pregiudizi più ostinati, abbattendo i muri più alti, portando maggior sensibilità tra le forze dello Stato che devono difendere i più deboli, non rinunciando all’utopia di uno Stato e una società inclusive.

Recensione di: Emanuele Crociani

SAE-Segretariato Attività Ecumeniche Sessione estiva di Formazione ecumenica : “Chiese inclusive per donne nuove e uomini nuovi”. Il versetto guida: “Edificati insieme per diventare abitazione di Dio” (Ef. 2, 22).

Roma (NEV), 23 giugno 2023 – C’è tempo fino al 30 giugno per iscriversi alla prossima Sessione estiva di Formazione ecumenica del Segretariato per le attività ecumeniche (SAE). Giunta alla sua 59^ edizione, essa si terrà presso la Domus Pacis ad Assisi, a partire dalla cena di domenica 23 luglio e fino al pranzo di sabato 29 luglio.

Il titolo scelto per questo appuntamento è “Chiese inclusive per donne nuove e uomini nuovi”. Il versetto che accompagna la Sessione è: “Edificati insieme per diventare abitazione di Dio” (Ef. 2, 22).

Come in passato, il SAE coinvolge cristiane e cristiani di confessione avventista, anglicana, battista, cattolica, metodista, ortodossa, riformata e valdese, ma non solo. In programma, infatti, ci sono anche momenti di dialogo interreligioso, con esponenti dell’ebraismo e dell’islam. Sono previsti inoltre laboratori e attività per bambini e ragazzi.

Fra i temi: la questione biblico-teologica con particolare riferimento alle teologhe donne, soprattutto protestanti e cattoliche; la questione della ministerialità; le problematiche legate al genere, che comprendono anche le discriminazioni, il modello di maschilità, l’idea di famiglia e famiglie.

Leggi il programma integrale.

Molte le presenze protestanti, come ad esempio quella del pastore Luca Baratto, Segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che in questa Sessione è coinvolto nel Gruppo animazione preghiera e liturgia insieme ad Alessandro Martinelli, Margherita Bertinat ed Elda Possamai.

Il SAE è una associazione laica e interconfessionale che si pone in continuità con l’attività di dialogo e di formazione ecumenica promossa da Maria Vingiani a Venezia a partire dal 1947. Sviluppatasi poi a Roma – in forma privata dal 1959 (all’annuncio del Concilio Ecumenico Vaticano II) e in forma pubblica dal 1964 – l’attività è proseguita negli anni e, dal 1964, ha visto l’organizzazione di numerose Sessioni di formazione ecumenica, di cui vengono pubblicati gli Atti. Ogni sessione, scrive il SAE, “è imperniata su un tema specifico, è articolata in meditazioni bibliche, relazioni generali, gruppi di studio e celebrazioni liturgiche”.

Il SAE è stato, inoltre, tra i promotori della giornata per l’ebraismo (1989) e del documento per i matrimoni interconfessionali tra cattolici e valdesi-metodisti (1998). Dal settembre 2021 è presieduto dalla predicatrice locale Erica Sfredda, prima presidente evangelica dell’associazione, entrata ufficialmente in carica a gennaio 2022.

Per approfondire, ascolta l’intervista a Erica Sfredda su Radio Beckwith (RBE): https://rbe.it/2023/06/23/chiese-inclusive-per-donne-nuove-e-uomini-nuovi-formazione-sae/.

Iscrizioni e informazioni sul sito www.saenotizie.it.

una breve meditazione sulla pace di don Tonino Bello

A dire il vero non siamo molto abituati a
legare il termine pace a concetti dinamici.
Raramente sentiamo dire:
“Quell’uomo si affatica in pace”,
“lotta in pace”,
“strappa la vita coi denti in pace”…

Più consuete, nel nostro linguaggio,
sono invece le espressioni:
“Sta seduto in pace”,
“sta leggendo in pace”,
“medita in pace” e,
ovviamente, “riposa in pace”.

La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia
da camera che lo zaino del viandante.
Più il comfort del salotto che i pericoli della strada.
Più il caminetto che l’officina brulicante di problemi.
Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli.
Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato.
Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.

Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire
che la pace non è un dato, ma una conquista.
Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno.
Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo.

La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia.
Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio.
Rifiuta la tentazione del godimento.
Non tollera atteggiamenti sedentari.
Non annulla la conflittualità.
Non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”.

Sì, la pace prima che traguardo, è cammino.
E, per giunta, cammino in salita.
Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi,
i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici,
i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.

Se è così, occorrono attese pazienti.
E sarà beato, perché operatore di pace,
non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi
parte.

Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista,
anche se mai – su questa terra s’intende – pienamente raggiunta.

Tonino Bello

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Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

17 maggio 2023

Mattarella: “L’omofobia è una piaga sociale, la risposta di condanna sia unanime”

Dichiarazione del Presidente Mattarella in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Omofobia, bifobia e transfobia costituiscono un’insopportabile piaga sociale ancora presente e causa di inaccettabili discriminazioni e violenze, in alcune aree del mondo persino legittimate da norme che calpestano i diritti della persona.

Dal 2007, quando venne istituita dal Parlamento Europeo la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, la sensibilità della coscienza collettiva verso questi temi si è accentuata. L’azione di contrasto ai numerosi episodi di violenza che la cronaca continua a registrare non può cessare.

Contro le manifestazioni di intolleranza, dettate dal misconoscimento del valore di ogni persona, deve venire una risposta di condanna unanime.

È compito delle istituzioni elaborare efficaci strategie di prevenzione che educhino al rispetto della diversità e dell’altro, all’inclusione.

Gli abusi, le violenze, l’intolleranza, calpestano la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e la nostra Costituzione che proprio nell’articolo 3 riconosce pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di tutti i cittadini, garantendo il pieno sviluppo della persona umana».

 Roma, 17/05/2023 

17 maggio 2013

Photo by Sanketh Rao on Pexels.com

                 Liturgia per la giornata contro l’omobilesbotransfobia

17 maggio 2023

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”

Matteo 10, 40

A cura della Commissione Fede Genere Sessualità delle chiese battiste, metodiste e valdesi e della REFO

INNO/MUSICA

Saluto

Apertura

L: In bilico, sul confine tra il già e il non ancora, veniamo a cercarti, Nostro Dio.

Assemblea: Ci sussurri promesse fatte di amore e accoglienza e ci riempi di slancio per il nostro presente; cammini al nostro fianco e ci guidi colmo di gioia davanti a noi.

L: Noi siamo testimoni del Dio che ci dona la pace

Assemblea: E che regala giustizia amandoci

L: Noi siamo testimoni del Dio che ci ha liberate e liberati dall’oppressione e dalla violenza

Assemblea: E che ci ha create e creati a sua immagine e somiglianza

L: Noi siamo testimoni del Dio che ci ha restituito dignità

Assemblea: Possa il nome di Cristo durare per sempre, facendo splendere la sua luce ovunque su questa terra. Amen

Salmo 139 (lettura a due voci)
1 Signore, tu mi scruti e mi conosci,
2 tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
3 mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
4 la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
5 Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
6 Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
7 Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
8 Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
9 Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
10 anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
11 Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
12 nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
13 Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

Amen

Raccogliamoci in preghiera

Nostro Dio che sei padre e madre

Dio di tutti i secoli e di tutti i popoli,

Dio di tutti i tempi e oltre il tempo.

Avvolgici nel tuo amore come una madre abbraccia una figlia e un figlio.

Cantaci dolcemente come un padre che mormora una ninna nanna.

Tu conosci le gioie e i dolori dei nostri cuori,

I nostri sforzi per il cambiamento e la nostra resistenza ad esso.

Aiutaci a far diventare le tue vie, le nostre vie,

La tua pace, la nostra pace.

La tua giustizia, la nostra giustizia.

Spirito di vita, oggi ti chiediamo di saper godere di ciò che siamo

Aiutaci a perdonare gli altri e noi stesse e noi stessi.

Perché la tua grazia è sufficiente per tutte e tutti noi.

Dalla tua creatività è nato l’universo,

E nel tuo amore, siamo sostenuti. Amen.

INNO/CANTO

Confessione di peccato

Vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace (Efesini 4, 1-3).

Momenti di silenzio per la preghiera individuale accompagnati da musica

Preghiamo

Dio nostro, ci hai dato la tua Parola
per guidarci nel cammino della verità; perdonaci,
perché seguiamo le nostre vie.

Dio nostro, ci hai dato la tua Parola
per nutrire le nostre anime affamate; perdonaci,
perché cerchiamo altrove il nostro cibo.

Dio nostro, ci hai dato la tua Parola
per renderci forti; perdonaci,

perché contiamo soltanto sulle nostre forze.

Dio nostro, ci hai dato la tua Parola
per consolarci nelle nostre afflizioni; perdonaci,
perché non sappiamo abbandonarci tra le tue braccia.

Dio nostro, ci hai dato la tua Parola
per la nostra salvezza e la nostra felicità eterna; perdonaci,
perché le diamo così poca importanza. Rimanici accanto in Cristo. Amen

INNO/CANTO

Annuncio del perdono

Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie leggi (Ezechiele 36, 26-27)

Riceviamo il perdono in Cristo!

Con Cristo, siamo chiamate e chiamati a costruire nuovi ponti fatti di amore

Tra di noi e tra noi e Dio.

Insieme a lui possiamo creare un nuovo cielo e una nuova terra.

Amen

INNO/CANTO

Confessione di fede

Dio, Padre e Madre di tutte e tutti noi,
così come sei venuto a cercarmi nell’abisso della mia solitudine,
dammi la forza di superare il mio egoismo per andare incontro alle persone che incontro, riconoscendole come creature simili a me.

Gesù, mio fratello ed amico,
così come tu sei venuto a curare le ferite del mio corpo e del mio spirito,
dammi la forza di incontrare l’altra e l’altro da me, nella sua umanità sofferente
e bisognosa di aiuto,
per concederci di sostenerci a vicenda lungo il cammino della vita.

Spirito di Dio, forza di vita vincente,
così come tu sei venuto a rinnovare la mia vita, dammi l’umiltà per riconoscere nella mia sorella e nel mio fratello l’altro e l’altra con cui mi chiami a vivere
la comunità di Dio come regno dei cieli. Amen

LETTURE BIBLICHE

Predicazione: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”

Matteo 10, 40

INNO/MUSICA

Preghiera di intercessione

Dio di saggezza e cura,

ti preghiamo per tutte e tutti coloro che chiami

a condividere con te il lavoro di trasformazione del mondo

perché ragazze e ragazzi, donne e uomini, persone non binarie

possano vivere, lavorare e imparare insieme

con rispetto e dignità.

Per le operatrici e gli operatori sanitari e assistenti sociali,

che accompagnano le trasformazioni dei corpi

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera

Per coloro che creano le leggi, per coloro che hanno responsabilità politiche

ti preghiamo affinché possano creare strutture che proteggano

e promuovano il benessere di ogni essere umano

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Per coloro che si occupano della cura delle comunità di fede,

che danno forma alle convinzioni sul valore delle donne, degli uomini e del popolo queer

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Per coloro che si occupano e difendono la ricchezza delle diversità

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Per chi lavora nelle case rifugio e nelle carceri

Toccando con mano i danni causati dalla violenza

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Per coloro che promuovono programmi di giustizia riparativa,

che danno speranza dove la violenza ha distrutto molte vite,

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Per coloro che creano gruppi di sostegno,

spazi sicuri dove poter nominare e affrontare i profondi problemi,

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Per gli attivisti e le attiviste che si impegnano contro le discriminazioni di genere,

Dio, nella tua misericordia, ascolta la nostra preghiera.

Ascolta le nostre preghiere, o Dio,

poiché non ti fermerai dalla tua opera di guarigione

finché non avrai asciugato le lacrime da ogni volto,

per mezzo di Gesù Cristo. Amen.

Permettici di dirti ogni giorno della nostra vita:

Padre nostro

Padre nostro che sei nei cieli

Sia santificato il tuo nome

Venga il tuo regno

Sia fatta la tua volontà

Come in cielo anche in terra

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

E rimetti a noi i nostri debiti

Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori

E non esporci alla tentazione

Ma liberaci dal male

Tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

Inno/Canto

Accogliamo la benedizione di Dio:

Che i nostri piedi lascino nella polvere orme di speranza. Che nell’oscurità udiamo battere il cuore di chi ci è accanto. Che le nostre mani si protendano come porte che si aprono. Che le nostre bocche trasmettano quanto ci è stato dato di ricevere. Che le nostre orecchie colgano le storie di vita che incontriamo. E che la grazia del Dio ci accompagni ora e sempre.