Care e cari,
prima di scrivere questa lettera aperta ci siamo al lungo interrogat* all’interno della Segreteria REFO+ sull’opportunità e sull’utilità di diffondere maggiori informazioni e precisazioni sulle denominazioni all’interno del vasto mondo protestante in Italia.
Ci siamo chiest* quanto fosse davvero importante specificare che cosa si intende quando si parla di «chiese protestanti» e «chiese evangeliche». Ci siamo post* davanti a questa domanda con l’idea di offrire una risposta ed una testimonianza che non volesse essere partitica o denominazionale, che non volesse stabilire quali fosse le chiese migliori, più autenticamente evangeliche o più accoglienti, ma piuttosto con l’intento di voler offrire presenza e ascolto.
A spingerci a voler condividere e offrire questa nostra riflessione è stato l’accostamento, all’interno del portale di informazione di Gionata, alla sezione «evangelici» (https://www.gionata.org/evangelici/), di due notizie molto diverse che utilizzavano una stessa espressione in riferimento alle chiese protestanti, ovvero «luoghi sicuri». Da un lato si ha, infatti, la notizia dell’approvazione di un atto da parte del Sinodo della Chiesa valdese – unione delle chiese metodiste e valdesi – che invita a continuare il percorso già da anni intrapreso per rendere le chiese per tutte le persone LGBTQIA+ e in particolare per le persone trans sempre più «luoghi sicuri»; dall’altro si legge la dolorosa testimonianza di esclusione vissuta da un cristiano che – a ragione in relazione al proprio vissuto – denuncia quanto le chiese protestanti non siano «luoghi sicuri» per le persone LGBTQIA+.
Davanti a questo accostamento è normale sentirsi smarrit*. Come porsi davanti a due notizie così diverse? Come può un* cristian* in ricerca capire se si trova davanti ad una chiesa evangelico protestante accogliente o meno? Immaginando queste e quante altre domande che potrebbero scaturire dalla lettura di articoli molto diversi all’interno di una sezione dedicata genericamente agli «evangelici» abbiamo deciso di chiedere uno spazio per fare chiarezza.
Come REFO+ rappresentiamo prevalentemente (ma non solo) le chiese valdesi, metodiste e battiste in Italia, le quali hanno una lunga storia di testimonianza a favore del riconoscimento di tutte le identità LGBTQIA+; non intendiamo rivendicare una presunta superiorità, ma offrire un’informazione che possa essere utile e concreta. In queste realtà è generalmente più facile incontrare comunità, pastore e pastori, diacone e diaconi e persone della chiesa che riconoscono e accolgono pienamente le diverse identità e realtà LGBTQIA+, anche se le esperienze possono naturalmente variare da comunità a comunità.
Chiese protestanti, evangeliche, esiste una distinzione? Cosa può generare confusione?
Il panorama protestante italiano (come quello mondiale) è molto articolato, ne fanno parte, tra le altre, le Chiese battiste, valdesi, metodiste e luterane, che insieme ad altre realtà che fanno parte della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), ma anche altre chiese che non ne fanno parte.
Tutte queste chiese si definiscono evangeliche perché riconoscono nell’Evangelo, e quindi nella Scrittura, il fondamento della propria fede; le differenze, però, non riguardano soltanto il nome della specifica denominazione protestante, ma soprattutto il modo in cui la Scrittura viene letta e interpretata.
Accanto alle chiese che utilizzano gli strumenti della ricerca biblica e della lettura storico-critica (in particolare valdesi, metodiste, battiste e luterane), esistono anche realtà evangeliche che adottano un approccio invece letteralista, nel quale il testo biblico viene letto come una prescrizione immediatamente applicabile al presente, spesso senza considerare adeguatamente il contesto storico, culturale, sociale e linguistico nel quale quel testo è stato scritto.
Sono entrambe realtà protestanti. Sono entrambe realtà che possono definirsi evangeliche. Ma possono avere una concezione profondamente diversa del rapporto tra il credente, la Scrittura e il mondo nel quale viviamo, di conseguenza, con la pastorale che ne deriva.
Quando si parla di persone LGBTQIA+ questa distinzione diventa particolarmente importante. Infatti, all’interno delle chiese che portano avanti un approccio letteralista alla Scrittura, i clobber texts – ovvero i 7 versetti biblici strumentalizzati per condannare le relazioni tra persone dello stesso sesso o, più in generale, le persone LGBTQIA+ – sono utilizzati come condanne universali e senza tempo, strumento di esclusione, di rifiuto e, in alcuni casi, di vera e propria oppressione delle persone queer.
Una lettura storico-critica parte invece dalla domanda: che cosa significava quel testo nel momento storico in cui è stato scritto? A quali persone si riferiva? Quali pratiche descriveva? Quali categorie culturali e sociali utilizzava? E possiamo davvero trasferire quelle parole, senza alcuna mediazione, nella nostra realtà contemporanea? Perché solo per questi testi ci ostiamo ad utilizzare una visione letteralista e non facciamo altrettanto per altri passaggi? (cfr. Lev 19, 19 Osserverete le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due specie di semi, né porterai veste tessuta di due diverse materie)
Ed è proprio questo percorso che ha permesso di sviluppare negli ultimi decenni una riflessione sempre più ampia sui temi della fede, dell’orientamento sessuale, dell’identità e dell’espressione di genere; in questo cammino si inserisce anche la nascita, ormai trent’anni fa, della REFO+ Rete Evangelica Fede e Orientamenti e Generi.
Il punto, per noi, non è dunque rivendicare un primato «evangelico», ma offrire chiarezza sulle differenze perché, tornando alla domanda iniziale “una chiesa evangelica è un luogo sicuro?” vorremmo che ogni persona LGBTQIA+ che si avvicinasse a una comunità evangelico-protestante potesse trovare una risposta chiara a questa domanda.
Perché non basta sapere che una chiesa si definisca protestante. Non basta sapere che si definisca evangelica. E non basta nemmeno sapere che utilizza la Bibbia come fondamento della propria fede.
Una persona LGBTQIA+ dovrebbe poter sapere, prima di entrare in una chiesa, se troverà uno spazio nel quale la propria identità sarà rispettata, se potrà parlare liberamente della propria vita e delle proprie relazioni, se il proprio percorso spirituale sarà accolto, se potrà partecipare pienamente alla vita della comunità. E, qualora non trovi in una determinata comunità protestante lo spazio di accoglienza e riconoscimento che cerca, dovrebbe poter sapere che esistono altre chiese, appartenenti alla stessa più ampia realtà protestante, che possono offrire percorsi, sensibilità e forme di partecipazione più vicine al proprio vissuto.
Per questo chiediamo che venga avviata una riflessione aperta e anche pratica a partire dalla sezione “Evangelici” del portale della Tenda di Gionata, a partire dall’uso del maschile sovraesteso. Non chiediamo che venga cancellata la complessità del mondo protestante italiano. Chiediamo, semmai, che questa complessità diventi più leggibile.
Non sappiamo ancora quale sia il modo migliore per rendere questa distinzione maggiormente visibile anche all’interno delle possibilità di ricerca offerte dal portale di Gionata. Ed è proprio per questo che questa lettera vuole essere anche una riflessione condivisa e un’apertura di discussione.
Vorremmo contribuire a costruire strumenti che rendano il più possibile accessibile la ricerca di una comunità all’interno del grande e variegato mondo delle chiese protestanti ed evangeliche presenti in Italia.
La nostra intenzione, dunque, non è tracciare confini, distribuire patenti di autenticità o rivendicare una superiorità, ma rendere visibili delle differenze che già esistono.
Perché tutte queste realtà appartengono, in modi diversi, al mondo protestante ed evangelico. Ma non tutte interpretano la Scrittura nello stesso modo e non tutte, di conseguenza, elaborano la stessa teologia dell’accoglienza.
E forse proprio questa consapevolezza può aiutare a fare un passo ulteriore: non chiederci soltanto se una chiesa sia «protestante» o «evangelica», ma che cosa significhi concretamente, per quella chiesa, essere evangelica e vivere il messaggio dell’Evangelo.
Se vorreste risponderci ed avviare questa riflessione insieme, o se avete bisogno di informazioni più specifiche sulle chiese valdesi, metodiste, battiste o luterane, sulle comunità presenti in una determinata zona o sul tipo di accoglienza e pastorale che potreste incontrare, potete contattarci alla nostra mail segreteriarefo@gmail.com: saremo felici di aiutarvi a orientarvi.
A nome della Segreteria REFO+, Emma Ascoli Co-Presidente

