FORZE DELL’ORDINE, FORZE ARMATE E COMUNITA’ LGBTQ
Autore: Carlo ScovinoTema e rapporto storicamente assai complicato quello tra forze dell’ordine e comunità LGBTQ. Pochi riescono davvero ad immaginare una società inclusiva in cui anche le forze dell’ordine siano annoverate come alleate della comunità LGBTQ. Perché significherebbe sanare ferite, rompere muri e pregiudizi, rinunciare a vittimismo ed antagonismo. L’antagonismo tra le forze dell’ordine e la comunità LGBTQ risale infatti a molto tempo fa, quando l’omosessualità era illegale e le persone queer multate e arrestate dai poliziotti. L’episodio di Stonewall è il prototipo di come erano tesi i rapporti, che sfociavano spesso nella violenza.
Eppure oggi molte cose sono cambiate. Carlo Scovino è un educatore appassionato di scrittura, e tra i suoi molti libri a tema LGBTQ, ha scelto di pubblicarne due che affrontano questa tematica, partendo però dalle persone perché, riprendendo un detto che si usa in psichiatria, “le persone prima di ogni diagnosi sono sempre persone”. In particolare ha raccolto molte testimonianze di persone LGBTQ in divisa, alcune delle quali hanno formato l’associazione POLIS APERTA, che è a tutti gli effetti una associazione LGBTQ. Il primo libro si intitola “Questo odio non ti somiglia”, di cui “Omosessualità in divisa” è di fatto la sua continuazione. Da queste testimonianze si possono cogliere alcuni elementi. Scovino, e con lui le forze dell’ordine intervistate, non ignorano assolutamente il problema di uso sproporzionato della violenza da parte delle forze dell’ordine (il massacro durante il G8 a Genova è l’episodio più grave ma anche i manganelli sugli studenti a Pisa e le torture nelle carceri sono episodi gravissimi), ma ci tengono a specificare che il mondo delle forze dell’ordine non è omogeneo ed è piuttosto lo specchio della società: “non tutti i poliziotti sono picchiatori fascisti, né tutti di destra”. Ci sono anche poliziotti di sinistra. Soprattutto a partire dagli anni ’90, con l’ingresso sempre più massiccio delle donne nelle forze armate, la cultura delle forze dell’ordine è cambiata molto, affievolendo molto il modello machista-patriarcale.
Bisogna tenere conto che ovviamente nelle forze dell’ordine esistono le persone LGBTQ, e che alcuni tra loro hanno fatto anche coming out pubblicamente, seppure con titubanza e difficoltà legate alla disciplina giuridica della categoria e al cosiddetto doppio stigma. Doppio stigma sia dentro la comunità queer sia dentro le forze dell’ordine. Nelle forze dell’ordine così come nelle forze armate la disciplina giuridica è differente rispetto agli altri lavoratori assunti nella Pubblica Amministrazione: rappresentando lo Stato in compiti assai delicati devono attenersi il più possibile alla terzietà, perciò non sono liberi di esprimere opinioni politiche o personali pubblicamente. In questo clima va rispettato chi con coraggio e intelligenza riesce ad esporsi facendo coming out (ricordando anche che non è necessario che tutti lo facciano). Le persone LGBTQ riunite in POLIS APERTA perciò hanno “margini ristretti di manovra” e si occupano soprattutto di formazione sulla antidiscriminazione, aiutando le forze dell’ordine e la società ad essere inclusive. Un tema importante affrontato è quello di facilitare la denuncia di reati a fondo omobitransfobico, che spesso non viene fatta perché le persone LGBTQ non vengono capite dal personale delle forze dell’ordine.
Ma purtroppo a volte il mondo LGBTQ è nemico delle forze dell’ordine in modo ideologico e in Italia POLIS APERTA, che è una associazione LGBTQ, viene a volte censurata, marginalizzata ed esclusa, da manifestazioni e convegni queer, anche dai Pride. Alcune frange di attivisti queer di sinistra estrema preferiscono chiudersi al dialogo con il paradosso di discriminare altre persone LGBTQ. L’autore sostiene che certi cambiamenti culturali, dentro le forze dell’ordine e dentro la comunità LGBTQ, richiedano anni. Che chi subisce discriminazione non sempre maturi una cultura antidiscriminazione, e che purtroppo alcuni stereotipi sono duri a morire. Fatto sta che in questo momento le persone LGBTQ dentro le forze dell’ordine sono doppiamente discriminate: non corrispondono al modello del “maschio forte ” prevalente nella categoria, ma neppure sono accettati a pieno titolo nella comunità queer. Eppure stanno costruendo il ponte necessario per rendere la società migliore per tutti, rompendo i pregiudizi più ostinati, abbattendo i muri più alti, portando maggior sensibilità tra le forze dello Stato che devono difendere i più deboli, non rinunciando all’utopia di uno Stato e una società inclusive.
Recensione di: Emanuele Crociani
