Archivio dell'autore: REFO Italia

Elena Ribet recensisce Franco Barbero

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«Uscire dalla comoda terra di nessuno e investire con coraggio nella speranza e nella lotta, con amore non violento, è il cammino in cui non possiamo perdere tempo nel leccarci le ferite o nelle sterili polemiche. Le strade si percorrono solo insieme: credenti, non credenti, gay, lesbiche, eterosessuali, transessuali e quanti altri/e credono nell’amore e nella libertà che è fatta di “convivialità delle differenze”».

Queste le parole nell’introduzione di Franco Barbero, che invita a evitare la trappola del chiedere l’autorizzazione e la benedizione alla “chiesa del bussate e vi sarà chiuso” e a una liberazione autentica dalle discriminazioni. “Omosessualità e Vangelo. Franco Barbero risponde” (Gabrielli editori, 2008) con la postfazione di Paolo Rigliano, è curato dal giornalista Pasquale Quaranta (portavoce del Salerno Pride 2005 e già consigliere nazionale Arcigay) contiene lettere indirizzate a Franco Barbero (tra cui 10 di donne) con le sue risposte e il testo delle celebrazioni d’amore di una coppia lesbica e una gay.

«Queste lettere, un assaggio tra migliaia e migliaia che ho ricevuto e ricevo, sono per me uno dei “luoghi del dialogo”. Su di esse ho versato tante lacrime, ho pregato, riflettuto, studiato. Soprattutto ho cercato di ascoltare e di imparare».

Don Barbero, nato a Savigliano nel 1939, ha pubblicato opere di teologia tra cui “Il dono dello smarrimento” e “L’ultima ruota del carro”. Anima la comunità di base Viottoli. Dimesso dallo stato clericale nel 2003, di lui scrive Quaranta nella presentazione che «Franco resta, perché ritiene importante promuovere nella Chiesa cattolica una dimensione più evangelica, “una struttura ministeriale aperta alla pluralità e alla mutevolezza delle voci e delle forme”, superando l’attuale concezione gerarchica sacrale e maschilista».

Le esperienze di gay e lesbiche credenti dimostrano che tra omosessualità e vita cristiana non esiste alcuna inconciliabilità, alla luce delle ricerche filosofiche, bibliche, teologiche. Il libro «invita a riconoscere e a celebrare l’amore» e affronta in modo preciso e garbato i temi della sessualità, dell’omofobia, dei rapporti sociali e genitoriali, del dialogo e della fede.

Chiesa e omosessualità. C’è libertà di espressione per i cattolici?

Fabio Bernabei

(collana Lepanto)

Fede e Cultura, 2009

€ 6,00

pp.64

Descrizione: Alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati è in esame un progetto di legge, la C.1658, che con un solo articolo reclama il carcere per chiunque esprima un giudizio morale sull’omosessualità, anche quando la critica espressa non abbia nessuna valenza discriminatoria. Questa iniziativa è parte di quell’offensiva dell’ideologia della Rivoluzione sessuale che si impone tramite la politica e non vuole concedere spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana. Gruppi di pressione omosessualisti con il pretesto di adottare legislazioni e misure speciali per garantire protezioni a qualunque pratica sessuale di fatto criminalizzano chi osi praticare pubblicamente la propria fede e scelta morale. Come riportato nel saggio, sono già realtà le squadre di attivisti per i “diritti civili” che, negli Stati Uniti come in Italia, pattugliano le chiese per controllare le intenzioni di preghiere dei fedeli o il contenuto delle omelie dei sacerdoti durante la S. Messa chiedendone poi pubblicamente la censura. La cristianofobia in atto anche nelle democrazie occidentali sta conoscendo una accelerazione con tappe dolorose come l’interdizione ad una alta carica europea dell’on. Buttiglione per i suoi convincimenti morali o la condanna del pastore svedese Ake Green per aver citato in chiesa i passi della Bibbia sulla pratica omosessuale. “Noi dobbiamo difendere la libertà religiosa contro l’imposizione di una ideologia che si presenta come fosse l’unica voce della razionalità” fu l’appello dell’allora card. Ratzinger. Questo saggio risponde a tale appello e offre, oltre ad una analisi rigorosa del progetto di legge totalitario, una disamina inedita dei casi di persecuzione, politica e penale, della lobby omosessualista nei confronti di cristiani in Italia e all’estero. Presenta inoltre una raccolta di documenti, unica nel suo genere, che dimostra come la condanna morale dell’omosessualità dai primi Padri e Dottori ai nostri giorni sia costante e inappellabile. Insegnamenti del Magistero della Chiesa Cattolica che, in caso di approvazione del progetto di legge C. 1658, porteranno dietro le sbarre chiunque oserà farli conoscere.

L’Autore: Fabio Bernabei è nato a Roma nel 1963. Giornalista pubblicista e saggista esperto di politiche sociali il che gli ha valso gli incarichi istituzionali di Consulente del Dipartimento per le Politiche Nazionali Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; componente della “Commissione di studio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’approfondimento delle tematiche socio-culturali ed economiche legate alla famiglia”, ed Esperto del Ministro degli Affari Esteri per le relazioni con l’associazionismo culturale e no profit.
Oggi è Direttore responsabile dello OsservatorioDroga.it, Delegate for Italy del “Drug Watch International” (Washington DC) e Board Member dello “Europe Against Drugs” (Aja).
Da sempre impegnato nell’associazionismo cattolico ha condotto numerose campagne di informazione dell’opinione pubblica e di sensibilizzazione dei policy maker per la difesa degli istituti naturali e tradizionali della Civiltà cristiana. Cofondatore nel 1982 del Centro Culturale Lepanto (Roma) ne è stato nominato Presidente nel 2006.

La paura alla mia porta, di Luca Baratto, pastore e curatore del programma di RAIUNO “Culto Evangelico”

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Mi è capitato di assistere ad una discussione in cui un interlocutore sosteneva che alla parola “omofobia” non dovesse essere attribuito l’atteggiamento violento verso i gay. “Una fobia è una paura e non si può incolpare nessuno di aver paura.
Bisogna invece avere pazienza e spiegare”. Un ragionamento dettato da buone intenzioni, ma in definitiva poco convincente perché omette di segnalare lo stretto rapporto che esiste tra paura e violenza. Una società dominata dalla paura è una società destinata inevitabilmente a diventare più violenta. Ce lo dicono i fatti di cronaca.

Nel nostro paese, oltre ai reati di cui da sempre, italiani e stranieri, si rendono colpevoli, sono già evidenti le avvisaglie di una nuova violenza: a Roma e a Parma, un cinese alla fermata dell’autobus e uno studente africano imbattutosi in un gruppo di vigili urbani sono stati pestati perché stranieri; e ancora a Roma, due omosessuali sono stati aggrediti perché omosessuali.

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Convegno REFO – 7/9 novembre 2008 Firenze: “Chiese e omosessualità: un percorso decennale e poi quali prospettive?”

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La REFO-Rete Evangelica Fede e Omosessualità, quest’anno compie dieci anni ed ha organizzato un convegno per analizzare cosa è successo nelle chiese italiane ed europee in rapporto al tema dell’omosessualità, come si sono sviluppati i temi dell’accoglienza, della condivisione per le persone omosessuali nelle nostre realtà ecclesiali.

Il convegno non sarà una “rievocazione” storica del lavoro svolto dalla REFO ma certamente sarà ricco di spunti di riflessione riguardo a tale percorso; si cercherà, inoltre, di analizzare e lanciare nuovi temi sui quali le chiese possano confrontarsi.

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RESISTERE PER SPERARE – per un pas de deux di speranza.

Riflessione di Jane Stranz

… Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete più di molti passeri. (Matteo 10:29-31)

Una spiritualità della resistenza deve radicarsi nella speranza. Il fondamento di questa speranza è la grazia di Dio e la promessa di Cristo. Ogni uomo, donna e bambino/a della terra ha molto più valore per Dio che molti passeri e il testo dell’Evangelo ci dice che Dio si preoccupa anche di queste umili creature. Il Cristo prosegue questa immagine dicendo:”Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono contati”- dunque non occorre vivere nella paura, anche se è più facile contare i capelli di certi piuttosto che di altri (a secondo di quello che si ha in testa); il messaggio qui è che Dio ha molto più che una preoccupazione passeggera per ogni essere umano. Cristo offe questa immagine per incoraggiare i suoi discepoli ad avere fiducia negli scontri e nei conflitti della vita.

Prosper Munatsi, segretario generale del Movimento cristiano degli studenti dello Zimbabwe, è ritornato nel suo paese dopo una visita a Ginevra. Anche di fronte agli enormi problemi della popolazione egli continua a sperare, a resistere, in circostanze talvolta penose. Inoltre incoraggia altre persone a non perdere la speranza, a mantenere la speranza.

Non è facile mantenere la speranza,

è una cosa fragile e vulnerabile

può presto prendere il volo…

Voi pensate forse che i vostri nemici sono più numerosi dei vostri capelli. Questa impressione d’essere accerchiati, di essere sotto tiro può dare la voglia di non impegnarsi più. Si cade presto nel circolo della disperazione. Ma l’Evangelo ci offre la promessa che Dio si prenderà cura di noi e ci sosterrà. Questo sostegno è riconoscere che ognuno/a di noi possiede un valore e una dignità immensa. Prosper ha preso la decisione di non rimanere in silenzio ma di avanzare nella speranza. Altri, dallo Zimbabwe, al Tibet, in Myanmar e in altri numerosi paesi, decidono di non abbandonare la speranza. La loro testimonianza mi tocca molto e ci parla nel profondo di una spiritualità della resistenza, una spiritualità fondata su una speranza e una convinzione ferme, secondo le quali ogni individuo è prezioso e conta molto per il Dio dell’amore. È questa stessa speranza che ha ispirato il vescovo metodista Federico Pagura in Argentina. In piena dittatura militare, egli si è aggrappato alla speranza e alla sua fede nella dignità umana e in un Dio che ci ama e che, con grande compassione, si prende cura di ognuno/a di noi. È in questa esperienza e in questa fede che il suo magnifico inno Tenemos esperanza è radicato. Anche senza parlare lo spagnolo, queste parole e questa musica fanno molto più che bisbigliare ciò che una spiritualità cristiana della resistenza dovrebbe essere. Con il suo ritmo di tango pieno di energia, di velocità ma anche magnificamente controllato dalla disciplina della danza, questo inno ci offre un “pas de deux” del popolo. È un passo a due radicato nelle lotti attuali e future dei popoli là dove sono, là dove noi siamo.

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La dittatura che hanno conosciuto certi paesi dell’America Latina è stata superata: ce ne è voluto del tempo, è stata dura e alcune famiglie portano ancora oggi il lutto dei desaparecidos di questa epoca. In Europa, la storia del fascismo o del comunismo, che sono stati superati, ci parla anche della resistenza e della speranza. La nostra vita di tutti i giorni ci parla anche molto spesso della necessità di praticare una spiritualità della resistenza ancorata alla speranza. In un disegno dell’artista britannico André Jordan si può vedere quanto la speranza è fragile: la parola “hope” è scritta su un pallone e si vede solo una mano che prende il filo del pallone-speranza con la legenda – “non lasciate andare”. Se si lascia andare, la speranza volerà via e sarà un ricordo lontano tra le nuvole. L’immagine mostra bene come ci si deve attaccare alla speranza durante la nostra vita quotidiana. L’artista riconosce ciò ad un livello molto personale. Egli disegna in parte per provare di superare una depressione acuta e cronica.

Nelle nostre differenti culture, nella nostra vita, non bisogna lasciare la presa con la speranza, affinché essa si possa radicare. È così che una spiritualità della resistenza comincerà a prendere forma nelle nostre vite, nelle nostre Chiese, nel nostro mondo. Entriamo allora nel passo a due, nel tango, nella danza popolare della speranza.

Danziamo la speranza

Manteniamo la speranza

Pratichiamo la speranza

Tenemos Esperanza!

Jane Stranz, pastora riformata, è responsabile del Servizio linguistico del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) a Ginevra. L’articolo è tratto dal trimestrale “Monitor” della Conferenza delle chiese europee (KEK, Ginevra), n. 63, settembre 2008.

Traduzione di Valentino Coletta.

L’identità sessuale a scuola – Educare alla diversità e prevenire l’omofobia


L’identità sessuale a scuola – Educare alla diversità e prevenire l’omofobia

A cura di Federico Batini e Barbara Santoni

(collana Empowerment)

Liguori, 2009

€ 27,90

pp.344

Descrizione: La diversità non è soltanto quella culturale o di provenienza geografica. Come ci si può comportare quando uno studente viene chiamato “finocchio” e preso in giro per il suo orientamento sessuale? Come affrontare l’argomento dell’identità sessuale in classe?
Omosessualità e transessualismo stanno diventando sempre più visibili all’interno della nostra società. Gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado discutono di questi argomenti sempre più spesso e cominciano a formare le loro opinioni e atteggiamenti in proposito. Parallelamente a una diffusione di informazioni distorte e parziali da parte dei media cresce la curiosità ma anche l’intolleranza verso le diversità sessuali e i casi di bullismo omofobico nei contesti scolastici, con conseguenze anche gravissime per chi ne è fatto oggetto. Continua a leggere

Celebrazione Ecumenica in occasione del Gay Pride di Roma 2008

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Alle ore 11, presso la sede della Comunita’ di base di San Paolo in via Ostiense 152/b, gli amici della Comunita’ Cristiana di Base di San Paolo insieme a Nuova Proposta (Donne e Uomini omosessuali cristiani), alla R.E.F.O. (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) e al gruppo di cristiani omosessuali della Sorgente cureranno una celebrazione ecumenica.
Diverse confessioni religiose, diverse provenienze, diversi orientamenti sessuali e diverse identita’ sessuali unite e uniti nel messaggio di Cristo, “Misericordia voglio e non sacrifici“.

Dopo la celebrazione e’ previsto un momento di convivialita’ al quale ciascuno di noi potra’ contribuire portando qualcosa da mangiare o da bere da condividere con le sorelle e i fratelli degli altri gruppi. La celebrazione e’ inserita all’interno delle manifestazioni del gay pride di Roma 2008.

Omofobia. La Refo denuncia l’ipocrisia di certa politica

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(NEV) – Tra le tante associazioni gay che hanno espresso la loro solidarietà a Christian Floris, conduttore di Radio Deegay.it, malamente aggredito nella notte di venerdì 23 maggio, c’è anche la Rete evangelica fede e omosessualità (REFO).
In un comunicato diffuso il 25 maggio, la REFO esprime “viva preoccupazione per il clima di omofobia, transfobia e xenofobia venutosi a creare in Italia a seguito di una degenerazione civile che fa della violenza il perno del proprio linguaggio”.
La caccia al diverso, prima ancora che essere di alcuni estremisti, per la REFO, è oggi “la maniera naturale di esprimersi da parte di una classe politica e di un sistema sociale”. La denuncia della REFO va proprio contro l’ipocrisia di questo stesso sistema: “Chi enuncia la difesa di principi cristiani a fondamento della propria società e scatena la violenza contro i più deboli è nemico dell’etica del vangelo”, si legge nel comunicato.
La REFO invita la società civile a “non lasciarsi intimidire” da episodi del genere, e a levare “la propria voce di dissenso, ricordando ovunque i principi dell’accoglienza, della tolleranza, della condivisione e della difesa dei diritti per chi vive ancora situazioni di emarginazione nella nostra società”.
Di questo, ed altro, si parlerà anche sabato 31 maggio a Vasto (Ch), in occasione di un incontro-dibattito promosso dalla REFO con il tema “Identità: istruzioni per l’uso”. Con la partecipazione di Giorgio Rainelli, Massimo Abate, Gianna Sciclone.
Costituita nel 1998 a Roma, la REFO è una rete di credenti evangelici che intende lavorare per l’accoglienza di persone omosessuali nella chiesa e nella società, e per approfondire la riflessione tra fede cristiana e sessualità.

Diritti diversi. La legge negata ai gay

Diritti diversi. La legge negata ai gay

Annamaria Bernardini De Pace

(collana I grandi pasSaggi Bompiani)

Bompiani, 2009

€ 17,50

pp.223

Descrizione: Cosa vuoi dire oggi “essere gay”? È proprio vero che la legge è uguale per tutti? L’omosessualità gode ormai del rispetto e degli stessi diritti riconosciuti all’eterosessualità o è ancora vista con sospetto e pregiudizio? Secondo uno degli avvocati più famosi d’Italia i casi di discriminazione sono ancora tanti, troppi, l’autrice riflette su alcuni principi della Costituzione italiana, e in particolare quelli espressi negli articoli 2 e 3, che risultano non applicati nel caso degli omosessuali. Inutile dire che particolare peso hanno, in tutto questo, la religione e le posizioni della Chiesa cattolica. Le nozze, le adozioni, le successioni, la convivenza: tutte battaglie ancora da combattere, in nome della legge. E inoltre, in appendice: una rassegna delle legislazioni sul tema omosessualità nel mondo (dalla pena di morte in Iran ai pari diritti in Olanda).

Intervista ad Annamaria De Pace a cura di Luisa Pronzato, da Il Corriere della Sera
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Il mio nome è Lucy. L’Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale

Il mio nome è Lucy. L’Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale

Gabriella Romano

(collana Interventi)

Donzelli, 2009

€ 16,00

pp.95

Descrizione: Il secolo breve con occhi diversi: quelli di Luciano, classe 1924, dapprima bambino inquieto della provincia piemontese, poi adolescente “diverso” nella Bologna fascista, e subito dopo disertore con l’8 settembre, deportato a Dachau e liberato dagli alleati, e nel dopoguerra trasmigrato a Torino sulle ali del boom economico, dove cambia sesso in pieni anni ottanta per poi tornare, da donna matura, nella casa e nel quartiere che lo hanno conosciuto ragazzino. Una storia lunga ottant’anni che si intreccia a quella del nostro paese e delle sue svolte sociali, culturali e politiche, e getta luce sui suoi lati più in ombra, sugli espedienti, i luoghi, i linguaggi, le trasformazioni di una diversità sessuale, sempre in bilico tra il segreto e l’esibizione, tra l’insicurezza e la piena rivendicazione di un’alterità consapevole. La Lucy di oggi, ormai ottantenne, racconta il Luciano di un tempo e l’età di mezzo con la serenità di chi, con grande tenacia, ha saputo ricavarsi un angolo di mondo in cui coltivare gioie e dolori di una vita vissuta controcorrente. L’ipocrisia della piccola provincia, il regime, la guerra, la deportazione, il dopoguerra, le fatiche per campare, i cabaret en travesti, la vita notturna, la prostituzione, le feste, gli amori, gli arresti, e poi l’incontro coi nascenti movimenti di liberazione sessuale. Si dipana in queste pagine l’esperienza di una differenza vissuta “senza rete”. Continua a leggere