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Rivoluzione a Los Angeles, lesbica sarà vescovo della Chiesa episcopale

La scelta della Glasspool può aggravare la spaccatura con i conservatori, dopo il caso di Gene Robinson

LOS ANGELES – Nuovo capitolo negli Stati Uniti sulla delicata questione del clero omosessuale. Dopo la nomina di Gene Robinson nel 2003 (che spaccò gli episcopali e favorì lo scisma di alcune congregazioni), una lesbica è stata scelta dalla Chiesa episcopale (il ramo americano della Chiesa anglicana) come vescovo della diocesi di Los Angeles, che conta 70mila fedeli ed è una delle più grandi degli States.

RELAZIONE CON UNA DONNA – La reverenda Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, è la prima lesbica dichiarata a diventare vescovo dopo Robinson: nel corso della tradizionale convention annuale ha ottenuto 153 voti tra gli esponenti del clero e 203 voti dagli esponenti laici, Continua a leggere

Bullismo omofobico. Un progetto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II

Nasce un progetto promosso dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. L’allarme bullismo omofobico è in crescita e gli strumenti per prevenirlo e contrastarlo sono pochi, motivo per cui nasce Bullismo omofobico.
Nel mese di ottobre 2009, viene pubblicato il sito web dedicato al bullismo omofobico e rivolto a tutti coloro che sono interessati a comprendere ed approfondire la conoscenza di questo fenomeno: ragazzi, genitori, personale scolastico ed operatori sociali.
Il sito è costituito da 11 sezioni. Continua a leggere

Chiesa Episcopale: la diocesi di Los Angeles sta eleggendo due nuovi vescovi. Fra i candidati un gay e una lesbica dichiarati

The Rev. Canon Mary D. Glasspool

Dopo quasi sei mesi di dibattito la comunità episcopale di Los Angeles si appresta a eleggere nelle prossime ore due nuovi “vice” vescovi della città, che potrebbero essere per la prima volta dichiaratamente gay o lesbica. Nella lista dei candidati figurano infatti due sacerdoti omosessuali, il Rev. John L. Kirkley di San Francisco e la Rev. Canon Mary D. Glasspool di Baltimore, la cui elezione potrebbe aprire ulteriormente la spaccatura con i fedeli più conservatori.

La scelta è prevista per oggi ma l’ipotesi di un nuovo prelato gay si era fatta più probabile già all’inizio dell’estate quando la Chiesa episcopale aveva eliminato la moratoria in vigore da anni che impediva agli omosessuali di ottenere l’episcopato. Continua a leggere

Adozione per le coppie omosessuali. Un dibattito aperto… o no?

Due martedì al mese, il canale Direct8 propone la trasmissione “Les Enfants d’Abraham“. Il concetto è semplice: un ebreo, un cristiano e un musulmano commentano l’attualità. Nell’ultima puntata, uno dei due confronti è stato dedicato al tema dell’adozione da parte delle coppie omosessuali.

Franck Tanguy, co-presidente e portavoce de l’APGL – Association des Parents Gays et Lesbiens (l’Agedo francese, ndr) è stato invitato per rispondere alle domande del rabbino Haïm Korsia, del padre Alain de la Morandais et dell’islamologo Malek Chebel. Continua a leggere

Chiesa Episcopale dell’Eastern Masssachussets: sì al matrimonio fra coppie dello stesso sesso

A cinque anni da quando il matrimonio tra persone dello stesso sesso è diventato legale in Massachusetts, il Vescovo Episcopale locale ha dato ieri il permesso ai preti dell’ Eastern Massachusetts di officiare matrimoni fra persone dello stesso sesso.

La decisione del Vescovo M. Thomas Shaw III è stata immediatamente accolta con favore dagli avvocati che si occupano dei diritti dei gay nella Chiesa Episcopale, i quali avevano contrastato la regola locale che permetteva ai preti di benedire le coppie dello stesso sesso ma non di firmare i documenti di matrimonio.

La decisione con tutta probabilità acuirà le tensioni sia all’interno della Chiesa Episcopale stessa che nella denominazione alla quale essa appartiene, l’ Anglican Communion, che ha affrontato divisioni significative dopo l’elezione di un prete apertamente gay come vescovo del New Hampshire nel 2003. Continua a leggere

La Chiesa Riformata Unita contro la proposta di legge anti-gay in Uganda

La Chiesa Riformata Unita è diventata la prima denominazione cristiana inglese a criticare la proposta di legge contro l’omosessualità in Uganda.

In una dichiarazione rilasciata ieri la chiesa si dice “sgomenta” per le “misure draconiane” contenute nella legge, che includono l’ergastolo per adulti consenzienti che facciano sesso gay.
La dichiarazione aggiunge: “Questa bozza di legge rappresenta una chiara violazione dei diritti umani ed è moralmente ripugnante. . . Aggiungiamo la nostra voce alle tante altre che reclamano il ritiro di questa legge discriminatoria.”

Il gruppo Ekklesia ha invitato i leaders della chiesa inglese a pronunciarsi sulla proposta di legge. Continua a leggere

Primo sì a Washington sulle nozze tra omosessuali

Le associazioni per i diritti civili cantano vittoria a Washington dopo la storica vittoria di ieri nel consiglio cittadino. I consiglieri hanno approvato a larga maggioranza il testo di legge che riconosce le nozze tra omosessuali, dopo una battaglia politica durata mesi. È da prima dell’estate che prosegue lo scontro nella capitale americana che è ora a un passo dal varare la legge che aggiungerebbe Washington alla lista di Stati che hanno riconosciuto il valore legale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Il verdetto finale si avrà tra un paio di settimane quando il consiglio dovrà confermare il voto ma i tecnici danno oramai per scontato il passaggio. L’unico ostacolo potrebbe essere a questo punto il Congresso degli Stati Uniti. Continua a leggere

Arcópoli: consegnato il documento di protesta all’Ambasciata d’Italia in Spagna

Come ricorderete Arcópoli, l’associazione LGTB+H delle Universidades Complutense y Politécnica di Madrid, aveva indetto una manifestazione venerdì 27 novembre davanti all’Ambasciata italiana in Spagna per protestare della continua negligenza da parte del Governo Berlusconi di fronte alle innumerevoli aggressioni di matrice omofobica e transfobica avvenute nel nostro paese nell’arco degli ultimi mesi.

Con la collaborazione di Arcigay, Arcilesbica e della sezione internazionale della FELBTB è stato redatto un manifesto di protesta Continua a leggere

Figli di coppie gay

Proponiamo di seguito un interessante articolo apparso sul blog babbi digitali.

Il modello familiare contemporaneo è sempre più bambino-centrico. Cerchiamo di modellare le nostre vite sulla base delle esigenze dei nostri figli, esigenze che vengono spiegate e documentate da sempre più numerose ricerche scientifiche che riescono ad esplorare ogni dettaglio della psicolgia dei bimbi. Ogni decisione viene presa partendo dalle necessità (reali o presunte) dei figli.

Quando però si parla di coppie gay, non si fa mai lo sforzo di analizzare l’argomento partendo dalla prospettiva dei bambini, ma lo si fa sempre valutando aspetti che hanno a che fare con la morale, la religione, la libertà individuale, le tradizioni.

Il fatto che non si facessero analisi scientifiche e statische su figli di coppie dello stesso sesso e su queste si cercasse di prendere una poszione poteva valere in passato quando i dati a disposizione erano scarsissimi. Continua a leggere

Omosessuali e trans non entreranno nel Regno dei Cieli

il cardinale Javier Lozano Barragan, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute

Gli omosessuali e i trans «non entreranno nel Regno dei cieli», afferma il card. Javier Lozano Barragan, ex «ministro della salute» vaticano ai tempi del caso Eluana Englaro, precisando però che «non sta a noi condannare» e che «sono comunque persone e in quanto tali da rispettare». «Trans e omosessuali – ha detto il porporato in una intervista al sito Pontifex  – non entreranno mai nel Regno dei cieli, e non lo dico io, ma san Paolo». Secondo il card.Barragan, «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli», perchè «tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». L’ex presidente del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, ora in pensione ma tuttora membro di varie congregazioni pontificie, ha citato in proposito un passaggio della Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo primo, versetti 26 e 27, dove si parla di persone «impure» abbandonate a «passioni infami», martirio di coloro che hanno «disprezzato la conoscenza di Dio». «L’omossessualità è dunque un peccato – ha precisato il cardinale messicano – ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla Terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti». L’uso della pillola abortiva Ru486, come ogni aborto, «è un crimine, un delitto e merita una punizione»: sostien Barragan  Autorizzarne la diffusione, secondo il porporato, è peggio che liberalizzare la vendita di armi. «Chi compra una rivoltella in un negozio è potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma diventa un criminale solo se agisce male. Chi abortisce, invece, lo diventa di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver nell’armeria». E, a suo giudizio, non cambierebbe molto limitare l’utilizzo della Ru486 nelle strutture ospedaliere. «Non mi interesso di questioni nazionali, ma credo che la sorveglianza medica non cambi affatto la sostanza: si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita». Immediate e durissime le reazioni delle associazioni gay.«La gerarchia vaticana torna a colpire la dignità delle persone lgbt con le parole del cardinale Lozano Barragan e dell’arcivescovo di Bologna Caffarra», protesta Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, sottolineando che ciò avviene «mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali». «Il presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute, insiste poi nell’affermare che non si nasce omosessuali, che la causa del proprio orientamento sessuale la si deve cercare nell’educazione, in un mancato sviluppo dell’adolescenza. Si può anche esser incolpevoli, ma siccome gay e trans agiscono contro la dignità del corpo, certamente non andranno in paradiso, perchè andare contro natura offende Dio. Che sollievo cardinale! Fino a ieri – ha aggiunto Mancuso – pensavamo di dovervi ritrovare, una volta passati a miglior vita, nell’aldilà, ancora con i vostri proclami accusatori e le vostre ridicole teorie sulla sessualità e la dignità delle persone. Si è vero, le donne, gli e le omosessuali, le/gli trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto, cui può accedere solamente chi condivide le vostre farneticazioni e volontà di dominio sui corpi e le idee di milioni di persone libere e determinate a sconfiggere tutti i pregiudizi di cui siete millenari portatori». «Non importa se siamo credenti o atei, quello che conta è che tutte e tutti insieme siamo determinati a difendere la nostra dignità e i nostri diritti. È evidente che la gerarchia cattolica, dopo un lungo e interessato silenzio sulla questione omosessuale e transessuale torna all’attacco; infatti, la dichiarazione di Barragan segue di un giorno quella di Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che invita a non trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Siamo alle solite, il Vaticano ha bisogno in questo momento di alzare la voce e come sempre i primi con cui prendersela sono i gay, le lesbiche, gli/le trans, le donne», conclude Mancuso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna le relazioni omosessuali «come gravi depravazioni», ricordando che la Chiesa ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale», ma si guarda bene dal maledire omosessuali e trans ai quali non chiude affatto le porte del Paradiso. «Un numero non trascurabile di uomini e di donne – si legge nel testo approvato da Giovanni Paolo II e redatto da una commissione presideuta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger – presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo – raccomanda – si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Tali persone – ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica – sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sè, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana».  La condanna dei comportamenti omosessuali, per la Chiesa Cattolica, non coincide poi necessariamente con il fatto che il singolo che compie tale atto sia peccatore. Nel 1975, la Congregazione della Dottrina della Fede pubblicò una Dichiarazione che sottolineava «il dovere di cercare di comprendere la condizione omosessuale, e si osservava come la colpevolezza degli atti omosessuali dovesse essere giudicata con prudenza». Nello stesso tempo la Congregazione teneva conto della «distinzione comunemente operata fra condizione e tendenza omosessuale e atti omosessuali». Nel 1986, davanti a interpretazioni «eccessivamente benevole» il dicastero presideuto da Joseph Ratzinger chiarì in un nuovo testo che «l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata», ma ugualmente ammise che «in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla». «Dev’essere comunque evitata – afferma la Congregazione – la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev’essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità». Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? «Sostanzialmente – risponde il documento – queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore». In sostanza, per la Chiesa, «le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere a grazia del Signore, in esso cosi generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela».

Giacomo Galeazzi

Fonte: La Stampa