di Delia Vaccarello
da “1, 2, 3 liberi tutti“, de l’Unità
L’America della fortuna, l’America della morte. Jose Sucuzhanay, 31 anni, era arrivato dall’Ecuador a New York dieci anni fa, aveva lavorato in un ristorante, per poi mettere su un’agenzia immobiliare. Anni di fatiche senza respiro, poi ce l’aveva fatta. Il fratello Romel di 38 anni aveva messo da parte i soldi per andarlo a trovare. Non vedeva l’ora. L’abbraccio tra i due meritava un festeggiamento.
La comunità si riunisce in una chiesa frequentata da Josè, la St. Brigid’s Roman Catholic Church di Bushwick, un quartiere che ospita molti ecuadoregni. Poi si va tutti al ristorante, e per finire al “La Vega”, un bar molto frequentato a pochi isolati dalla casa di Jose. Sono le 3.30 di domenica 14 dicembre. Continua a leggere










