Figli di coppie gay

Proponiamo di seguito un interessante articolo apparso sul blog babbi digitali.

Il modello familiare contemporaneo è sempre più bambino-centrico. Cerchiamo di modellare le nostre vite sulla base delle esigenze dei nostri figli, esigenze che vengono spiegate e documentate da sempre più numerose ricerche scientifiche che riescono ad esplorare ogni dettaglio della psicolgia dei bimbi. Ogni decisione viene presa partendo dalle necessità (reali o presunte) dei figli.

Quando però si parla di coppie gay, non si fa mai lo sforzo di analizzare l’argomento partendo dalla prospettiva dei bambini, ma lo si fa sempre valutando aspetti che hanno a che fare con la morale, la religione, la libertà individuale, le tradizioni.

Il fatto che non si facessero analisi scientifiche e statische su figli di coppie dello stesso sesso e su queste si cercasse di prendere una poszione poteva valere in passato quando i dati a disposizione erano scarsissimi. Continua a leggere

Omosessuali e trans non entreranno nel Regno dei Cieli

il cardinale Javier Lozano Barragan, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute

Gli omosessuali e i trans «non entreranno nel Regno dei cieli», afferma il card. Javier Lozano Barragan, ex «ministro della salute» vaticano ai tempi del caso Eluana Englaro, precisando però che «non sta a noi condannare» e che «sono comunque persone e in quanto tali da rispettare». «Trans e omosessuali – ha detto il porporato in una intervista al sito Pontifex  – non entreranno mai nel Regno dei cieli, e non lo dico io, ma san Paolo». Secondo il card.Barragan, «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli», perchè «tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». L’ex presidente del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, ora in pensione ma tuttora membro di varie congregazioni pontificie, ha citato in proposito un passaggio della Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo primo, versetti 26 e 27, dove si parla di persone «impure» abbandonate a «passioni infami», martirio di coloro che hanno «disprezzato la conoscenza di Dio». «L’omossessualità è dunque un peccato – ha precisato il cardinale messicano – ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla Terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti». L’uso della pillola abortiva Ru486, come ogni aborto, «è un crimine, un delitto e merita una punizione»: sostien Barragan  Autorizzarne la diffusione, secondo il porporato, è peggio che liberalizzare la vendita di armi. «Chi compra una rivoltella in un negozio è potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma diventa un criminale solo se agisce male. Chi abortisce, invece, lo diventa di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver nell’armeria». E, a suo giudizio, non cambierebbe molto limitare l’utilizzo della Ru486 nelle strutture ospedaliere. «Non mi interesso di questioni nazionali, ma credo che la sorveglianza medica non cambi affatto la sostanza: si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita». Immediate e durissime le reazioni delle associazioni gay.«La gerarchia vaticana torna a colpire la dignità delle persone lgbt con le parole del cardinale Lozano Barragan e dell’arcivescovo di Bologna Caffarra», protesta Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, sottolineando che ciò avviene «mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali». «Il presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute, insiste poi nell’affermare che non si nasce omosessuali, che la causa del proprio orientamento sessuale la si deve cercare nell’educazione, in un mancato sviluppo dell’adolescenza. Si può anche esser incolpevoli, ma siccome gay e trans agiscono contro la dignità del corpo, certamente non andranno in paradiso, perchè andare contro natura offende Dio. Che sollievo cardinale! Fino a ieri – ha aggiunto Mancuso – pensavamo di dovervi ritrovare, una volta passati a miglior vita, nell’aldilà, ancora con i vostri proclami accusatori e le vostre ridicole teorie sulla sessualità e la dignità delle persone. Si è vero, le donne, gli e le omosessuali, le/gli trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto, cui può accedere solamente chi condivide le vostre farneticazioni e volontà di dominio sui corpi e le idee di milioni di persone libere e determinate a sconfiggere tutti i pregiudizi di cui siete millenari portatori». «Non importa se siamo credenti o atei, quello che conta è che tutte e tutti insieme siamo determinati a difendere la nostra dignità e i nostri diritti. È evidente che la gerarchia cattolica, dopo un lungo e interessato silenzio sulla questione omosessuale e transessuale torna all’attacco; infatti, la dichiarazione di Barragan segue di un giorno quella di Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che invita a non trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Siamo alle solite, il Vaticano ha bisogno in questo momento di alzare la voce e come sempre i primi con cui prendersela sono i gay, le lesbiche, gli/le trans, le donne», conclude Mancuso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna le relazioni omosessuali «come gravi depravazioni», ricordando che la Chiesa ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale», ma si guarda bene dal maledire omosessuali e trans ai quali non chiude affatto le porte del Paradiso. «Un numero non trascurabile di uomini e di donne – si legge nel testo approvato da Giovanni Paolo II e redatto da una commissione presideuta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger – presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo – raccomanda – si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Tali persone – ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica – sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sè, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana».  La condanna dei comportamenti omosessuali, per la Chiesa Cattolica, non coincide poi necessariamente con il fatto che il singolo che compie tale atto sia peccatore. Nel 1975, la Congregazione della Dottrina della Fede pubblicò una Dichiarazione che sottolineava «il dovere di cercare di comprendere la condizione omosessuale, e si osservava come la colpevolezza degli atti omosessuali dovesse essere giudicata con prudenza». Nello stesso tempo la Congregazione teneva conto della «distinzione comunemente operata fra condizione e tendenza omosessuale e atti omosessuali». Nel 1986, davanti a interpretazioni «eccessivamente benevole» il dicastero presideuto da Joseph Ratzinger chiarì in un nuovo testo che «l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata», ma ugualmente ammise che «in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla». «Dev’essere comunque evitata – afferma la Congregazione – la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev’essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità». Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? «Sostanzialmente – risponde il documento – queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore». In sostanza, per la Chiesa, «le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere a grazia del Signore, in esso cosi generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela».

Giacomo Galeazzi

Fonte: La Stampa

Insediato il nuovo vescovo della Chiesa Evangelica Luterana del Cameroun: “l’omosessualità è contro natura”

Grande solennità e fervore cristiano per l’insediamento del primo vescovo nazionale della Chiesa Evangelica Luterana del Cameroun (EELC) alla presenza di fedeli provenienti da ogni parte della nazione e di rappresentanti giunti dalle chiese della Nigeria, della Svezia, degli Stati Uniti.
Il vescovo, durante il discorso programmatico di insediamento ha tenuto, fra gli altri obiettivi “a chiarire la questione dell’omosessualità in seno all’EELC che da tempo sta creando motivi di discordia” sottolineando come “la Chiesa Evangelica Luterana del Cameroun non ammette nè accetta la pratica dell’omosessualità al suo interno. Al contrario, l’ha sempre combattuta e condannata come pratica contro natura“.
Ha concluso esortando i fedeli a restare uniti e non cedere alle sirene della divisione.

Fonte: journalducameroun

Scientology setta omofoba

da MondoRaro Magazine

La posizione di Scientology in merito all’omosessualità è molto chiara: essa è considerata una devianza sessuale e la sua pratica costituisce un “atto over” da sottoporre a terapia.

Con “atto over” si intende un’azione che provoca gravi danni alla sopravvivenza su una o più “dinamiche” (come le chiamano nella setta) e nel nostro caso contro la Seconda e cioè la spinta alla vita sessuale ed alla famiglia.

Nel 1950 Hubbard pubblicò Dianetics: The Modern Science of Mental Health, introducendo la sua “scienza della mente”. Hubbard classificò l’omosessualità come malattia o perversione sessuale, citando testi di psicologi e psichiatri a lui contemporanei a supporto della sua tesi.

“Questo è il livello del pervertito, dell’omosessuale, del voltagabbana. È il livello a cui appartiene il sovversivo. …Questa gente dovrebbe essere allontanata dalla società al più presto possibile e internata in istituti senza eccezioni, Continua a leggere

Testimoni di Geova, una congrega religiosa a carattere omofobico

da MondoRaro Magazine

Per nostra fortuna in questo magazine noi redattori siamo completamente liberi di esprimere la nostra opinione.

La mia opinione, che si fonda sull’aver analizzato vari fatti e scritti, sul tema “Omosessualità e Testimoni di Geova”, è la seguente: i Testimoni di Geova sono una congrega religiosa a carattere omofobico.

La mia prima critica riguarda l’accusa di praticare deliberatamente la “morte sociale” per fare pressione sulle persone omosessuali che vengono scomunicate. La congrega dei TdG, chiede ai propri membri Continua a leggere

In Argentina scoppia la battaglia per il matrimonio gay

Alejandro Freyre e José María Di Bello

Alejandro Freyre e José María Di Bello avrebbero dovuto essere la prima coppia gay dell’America Latina a convolare a nozze. La cerimonia doveva avvenire nel Barrio Norte di Buenos Aires, il 1 dicembre, ma il giudice Martha Gómez Alsina ha bloccato la pratica in attesa che la corte suprema dia l’autorizzazione al matrimonio. L’Argentina è stato nel 2002 il primo paese del Sudamerica a riconoscere alcuni diritti civili alle coppie omosessuali, ma il matrimonio non è ancora ammesso. La battaglia legale della coppia sta polarizzando l’intero continente e ha scatenato enormi polemiche nella chiesa cattolica argentina, una delle più conservatrici.
Le nozze tra i due uomini erano sembrate possibili grazie all’intervento di un tribunale di Buenos Aires Continua a leggere

Caffarra durissimo contro i Dico: “Ingiusto trattare in modo uguale i diversi”

Lettera aperta al presidente della Regione Vasco Errani che con la giunta di viale Aldo Moro vuole estendere il welfare alle coppie di fatto. “Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare cio che è di Dio stesso”

In una lettera rivolta al presidente dell’Emilia-Romagna Vasco Errani, alla Giunta e al Consiglio regionali il cardinal Carlo Caffarra attacca duramente la proposta di legge regionale che vuole estendere i servizi sociali anche alle coppie di fatto, cioè non unite dal matrimonio, omosessuali o eterosessuali che siano.

“Onorevoli signori, è la mia coscienza e responsabilità di cittadino, di cristiano e di vescovo che mi induce a rivolgervi questo appello”. Continua a leggere

1° dicembre: giornata mondiale per la lotta all’AIDS. Una veglia a Milano

Domani, 1° dicembre 2009, il Gruppo Varco REFO e la Chiesa Vetrocattolica dell’Unione di Utrecht di Milano invitano tutte e tutti a partecipare ad una veglia ecumenica con S.Cena per le vittime dell’AIDS.

L’incontro avverrà a Milano presso la Cappella “Casa del Giovane Lavoratore”, Centro “Don Orione”, v.le Caterina da Forlì 19 alle ore 19.30.

1° dicembre: giornata mondiale per la lotta all’AIDS. Un concerto a Roma

In occasione della XXII giornata mondiale per la lotta all’AIDS
il Roma Rainbow Choir vi invita
all’ormai tradizionale concerto
RAINBOW MUSIC AGAINST AIDS
giunto alla sua terza edizione e che
si terrà a Roma nella Chiesa Anglicana di All Saints, via del babuino 153.
LUNEDì 30 NOVEMBRE alle 20:30

Concerto per
Soli, Coro, Orchestra d’Archi e Clavicembalo

Il Roma Rainbow Choir nasce alla fine di agosto del 2006.
Attraverso la musica, il coro vuole arrivare a parlare al cuore delle persone e delle istituzioni per far sentire la voce di coloro che, quotidianamente, subiscono discriminazioni a causa del modo con cui esprimono la loro affettività, la loro sessualità ed il loro orientamento sessuale.
Una voce diversa dal solito, perché è una voce che canta e dialoga con gli altri in forme nuove, non parlando dunque alle “teste”, ma ai cuori, per mostrare che tutte le persone possono essere felici e degne di rispetto, indipendentemente da chi è l’oggetto del loro amore.